Gallina: “Mi ispirano la matita e la mattina”
di Manuela Mimosa Ravasio , di Manuela Mimosa Ravasio«Arrivo in studio la mattina presto per disegnare. Sono le ore migliori, i rumori ancora non ci sono e la concentrazione è al massimo. Per anni ho avuto quaderni su cui facevo i miei schizzi in matita o con una penna nera dalla punta molto fine. Mi piaceva aprirli, visualizzare la pagina bianca, creare i primi segni, era quasi un rito. Oggi uso un iPad pro perché è più facile condividere le mie bozze con i collaboratori o fare correzioni, ma sono stupito di come questi supporti tecnologici sappiano riprodurre perfettamente il segno della matita sulla carta. Una cosa per me fondamentale, senza contare che rimane la gestualità della mano libera».
Emmanuel Gallina parla dal suo studio di Bordeaux: ha lasciato Parigi e Milano (dove per anni ha insegnato alla facoltà di Design del Politecnico), e cercato una casa in piena natura, per ritrovare quelle che lui definisce le “cose essenziali” anche nel processo che porta alla r…
«Arrivo in studio la mattina presto per disegnare. Sono le ore migliori, i rumori ancora non ci sono e la concentrazione è al massimo. Per anni ho avuto quaderni su cui facevo i miei schizzi in matita o con una penna nera dalla punta molto fine. Mi piaceva aprirli, visualizzare la pagina bianca, creare i primi segni, era quasi un rito. Oggi uso un iPad pro perché è più facile condividere le mie bozze con i collaboratori o fare correzioni, ma sono stupito di come questi supporti tecnologici sappiano riprodurre perfettamente il segno della matita sulla carta. Una cosa per me fondamentale, senza contare che rimane la gestualità della mano libera».
Emmanuel Gallina parla dal suo studio di Bordeaux: ha lasciato Parigi e Milano (dove per anni ha insegnato alla facoltà di Design del Politecnico), e cercato una casa in piena natura, per ritrovare quelle che lui definisce le “cose essenziali” anche nel processo che porta alla realizzazione di un oggetto. Nessuna postura nostalgica, anzi, la sua idea del design, e della professione del designer, è contemporanea e globale, capace di unire diverse competenze. «Oggi il designer non deve più solo disegnare il singolo prodotto. È necessario portare in azienda qualcosa che sia coerente a una visione più complessa, alla storia stessa del marchio, alla sua identità o al mercato di riferimento. Per questo ci vuole molta ricerca a monte, e un dialogo stretto, continuo, con le diverse professionalità di un’azienda. Per piccole realtà io mi sono occupato anche della direzione artistica, lavorato all’immagine coordinata. Il designer oggi deve saper lavorare nella complessità per non cadere nell’effimero.