Lo spazio magico di Sou Fujimoto
di Fiorella Minervino , di Fiorella MinervinoA brillare nel firmamento architettonico giapponese è oggi Sou Fujimoto (Hokkaido, 1971), considerato l’erede della famosa Kazuyo Sejima, per le forme organiche, il legame inscindibile dalla natura, l’innovazione e la capacità di offrire “qualità”, parola ormai in disuso.
Cinquantenne, laureato all’Università di Tokyo nel 1994, docente, ha aperto nel 2000 lo Studio Sou Foujimoto Architects che accumula premi come il Leone d’oro alla Biennale veneziana nel 2012 (Foujimoto fa parte del team vincitore), mentre nel 2013 la sua Serpentine Gallery di Londra si impone per struttura semitrasparente, lieve, quasi una nuvola a grate funzionali.
A brillare nel firmamento architettonico giapponese è oggi Sou Fujimoto (Hokkaido, 1971), considerato l’erede della famosa Kazuyo Sejima, per le forme organiche, il legame inscindibile dalla natura, l’innovazione e la capacità di offrire “qualità”, parola ormai in disuso.
Cinquantenne, laureato all’Università di Tokyo nel 1994, docente, ha aperto nel 2000 lo Studio Sou Foujimoto Architects che accumula premi come il Leone d’oro alla Biennale veneziana nel 2012 (Foujimoto fa parte del team vincitore), mentre nel 2013 la sua Serpentine Gallery di Londra si impone per struttura semitrasparente, lieve, quasi una nuvola a grate funzionali.
Sou Fujimoto parla di “futurismo primitivo”, dal titolo di un suo libro, perché guarda alle abitazioni primordiali dell’uomo con l’occhio di oggi, e di domani. Si pensa che alla base delle sue scelte ci sia il luogo di nascita, la regione di Hokkaido, ricca di boschi e vallate, ideale per trasformare la modernità appunto con grotte e nidi. Così la sua “architettura primitiva”, che sopprime il limite fra interni ed esterni, sottopone lo spazio a uno stato indefinito, quasi magico, tanto da domandarsi dove ci si trovi: «ognuno», spiega l’architetto, «deve utilizzarlo secondo le proprie esigenze e funzioni». Il bianco è il colore favorito. E candide sono le snelle colonne che sorreggono il colossale tetto a forma di ciotola o vaso (in giapponese utsuwa): l’Hida Furukawa Station Eastern, nella città di Hida (prefettura di Gifui), il nuovo progetto da poco svelato, vicino alla principale stazione ferroviaria.
Dice l’architetto: «Tradizione e futuro, diversità e convergenza, individuo e gruppo, natura e artificio, esposizione e protezione, tutto si lega. Sarà un palcoscenico in cui le attività si fondono come strumenti in un’orchestra di idee, nel rispetto di ambiente e perfezione estetica». Soujimoto progetta già il secondo edificio a Hida con tetto calpestabile per l’Università Hida Takayama. E su Twitter ha annunciato che per l’Osaka Kansas Expo 2025 realizzerà il grande anello del tetto con l’edificio in legno più grande del mondo, per unire tradizione e futuro lavorando il legno alla maniera dell’antico Tempio di Kiyomizu a Kyoto (privo dell’uso di chiodi e con cascata all’interno). Avrà diametro di 600 metri, circonferenza di 2 km, altezza 20-22 metri, e sarà ricoperto dall’inevitabile collina verde da attraversare.