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Dalla finanza all'arte per "colpa" dei colleghi

Migliaia di opere, tra quadri, sculture, fotografie, manifesti pubblicitari e libri, è la collezione di Massimo Cirulli
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“Non c’è niente di più indispensabile del superfluo”, questa massima di Oscar Wilde sintetizza la ragione che ha spinto Massimo Cirulli a diventare collezionista. «Negli anni Ottanta mi sono trasferito a New York e ho iniziato a lavorare nella finanza. Durante i weekend accompagnavo i miei colleghi più grandi nei negozi di modernariato. Compravano compulsivamente foto collage, arte moderna come De Stijl, Bauhaus e Dada. Le opere italiane accendevano delle vere e proprie sfide a chi offriva di più. Per osmosi mi sono appassionato anche io, focalizzandomi sull’arte visiva italiana. Sono arrivato ad avere migliaia di opere, tra quadri, sculture, fotografie, manifesti pubblicitari e libri, che tengo nei miei archivi tra Bologna e New York.»

Massimo Cirulli ha vissuto a lungo a New York dove ha iniziato la sua collezione  

Per g…

“Non c’è niente di più indispensabile del superfluo”, questa massima di Oscar Wilde sintetizza la ragione che ha spinto Massimo Cirulli a diventare collezionista. «Negli anni Ottanta mi sono trasferito a New York e ho iniziato a lavorare nella finanza. Durante i weekend accompagnavo i miei colleghi più grandi nei negozi di modernariato. Compravano compulsivamente foto collage, arte moderna come De Stijl, Bauhaus e Dada. Le opere italiane accendevano delle vere e proprie sfide a chi offriva di più. Per osmosi mi sono appassionato anche io, focalizzandomi sull’arte visiva italiana. Sono arrivato ad avere migliaia di opere, tra quadri, sculture, fotografie, manifesti pubblicitari e libri, che tengo nei miei archivi tra Bologna e New York.»

Massimo Cirulli ha vissuto a lungo a New York dove ha iniziato la sua collezione  

Per gestirle ha creato una fondazione “a conduzione familiare” con la moglie Sonia. Con un duplice obiettivo: creare delle mostre per condividere tutta questa bellezza e raccontare il Made in Italy. «In questi giorni a Beijing c’è una mostra sul Futurismo con 260 opere della mia collezione. Tra cui il più importante Balla in mano privata: un’auto in velocità, un metro per settanta, esposto all’American Exhibition del 1915 e pubblicato nello stesso anno nel libro di Boccioni Pittura e scultura Futurista. Mi ritengo fortunato a non avere studiato arte: ho potuto collezionare senza pregiudizi. Molti dei miei amici collezionisti con una formazione artistica non hanno quadri del ventennio fascista, condannando le opere con il periodo.»

L'opera a cui Massimi Cirulli tiene di più della sua collezione: un quadro di Giacomo Balla del 1915