Di tutto, di più: dalla curiosità alla didattica
di Maria Carlotta Mattedi , di Maria Carlotta Mattedi«La scintilla che mi ha fatto cominciare a collezionare è stata la curiosità per tutto quello che l’uomo ha saputo manipolare e costruire», dice Enzo Pifferi, giornalista e fotografo di libri illustrati che lo hanno portato a viaggiare in tutto il mondo. Forse è per questo che la sua è una collezione particolarmente eterogenea: circa undicimila pezzi organizzati in trenta tematiche diverse, dalla musica agli elettrodomestici, “che illustrano l’evoluzione degli oggetti”. Ci sono poi i pezzi unici, come il telefono satellitare che Peter Arnett usò per i collegamenti da Bagdad durante la prima guerra del Golfo, una valigia pesante circa 80 chili antenna compresa, o un dulcifono, rarissimo strumento musicale del Settecento.
E il destino della collezione? «Vorrei creare un museo, pensando soprattutto ai bambini. Tra l’altro ho tantissimi giocattoli, i più preziosi li ho trovati in India, fabbricati da francesi e inglesi per ricchi raja. Quando vengono a trovarmi degli amici, i loro figli mi tempestano di domande. Cui è difficile rispondere solo con le parole. Con gli oggetti riesco a spiegare tutto. Ogni tanto vado nelle scuole a parlare del mio lavoro e di fotografia. Oggi le immagini sono digitali, su cellulari e computer. I ragazzi fanno fatica a capire come si sviluppava una foto su carta fino a quando non gli mostro una camera oscura.» E ora? «Ho rallentato: dal momento che mi interessano i grandi salti evolutivi, credo di avere quasi tutto di tutto.»