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I vetri di Murano mi parlano

Oggetto della collezione di Francesco Toniatti Giacometti, disegnato da Flavio Poli per la Seguso Vetri d'Arte 
La collezione di Francesco Toniatti Giacometti: un viaggio alla scoperta dei vetri di Murano
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«Mio padre era un uomo d’affari, per lui contavano le cose concrete, la bellezza era un accessorio. Al contrario, mia madre aveva un’intelligenza intuitiva, quella che serve nel collezionismo. Ho preso da lei». Lo racconta Francesco Toniatti Giacometti, collezionista e studioso di vetri. La sua storia in questo settore inizia nel 1990. Decide di diventare rigattiere e partecipare alle fiere, vendendo prodotti di design e vetri: «Per alcuni anni ho svolto questa attività. All’epoca non c’era molta bibliografia né per il design né tanto meno per i vetri, selezionavo gli oggetti per una questione empatica. Si deve creare una connessione tra oggetto e acquirente. I vetri di Murano non erano compresi, così ho deciso di tenerli in casa, convivendo con loro ho iniziato a capire meglio che cosa volessero comunicare», dice Toniatti Giacometti.

Franc…

«Mio padre era un uomo d’affari, per lui contavano le cose concrete, la bellezza era un accessorio. Al contrario, mia madre aveva un’intelligenza intuitiva, quella che serve nel collezionismo. Ho preso da lei». Lo racconta Francesco Toniatti Giacometti, collezionista e studioso di vetri. La sua storia in questo settore inizia nel 1990. Decide di diventare rigattiere e partecipare alle fiere, vendendo prodotti di design e vetri: «Per alcuni anni ho svolto questa attività. All’epoca non c’era molta bibliografia né per il design né tanto meno per i vetri, selezionavo gli oggetti per una questione empatica. Si deve creare una connessione tra oggetto e acquirente. I vetri di Murano non erano compresi, così ho deciso di tenerli in casa, convivendo con loro ho iniziato a capire meglio che cosa volessero comunicare», dice Toniatti Giacometti.

Francesco Toniatti Giacometti, studioso e collezionista di vetri 

E continua: «Il vetro mi ha attratto, mi incuriosiva. È elastico e fluido. Il suo processo creativo è sconosciuto, fin da bambini ce lo descrivono come qualcosa di pericoloso. A differenza degli altri materiali, una volta che si inizia a creare un oggetto, non si può tornare indietro o cancellare, la lavorazione dura circa dieci minuti». Le imperfezioni trasmettono la forza del materiale. Sono l’elemento che rende i vetri così affascinanti. L’artista prediletto? «Mi piace molto Ercole Barovier. Nelle sue opere si vede l’irruenza della materia, ma si percepisce anche il controllo dell’artista, sono oggetti unici».

Dalla collezione di Toniatti Giacometti, un vaso della serie a "piume" della vetreria Archimede Saguso di Murano