Sound & Design il ritmo che viene dal nord

Sound & Design il ritmo che viene dal nord
Non solo oggetti, ma suoni, colori, suggestioni. È This is Denmark, playlist di prodotti storici, riedizioni e novità per entrare nel cuore della Danimarca
 
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Come una raccolta musicale composta da Spotify. Un coro polifonico con voci che hanno segnato e segnano l’identità del paesaggio domestico di quel lembo d’Europa proiettato verso il mare del Nord. È questa l’originale composizione che le curatrici Elena Cattaneo e Laura Traldi hanno pensato per This is Denmark, una selezione di quindici progetti simbolo del made in Danimarca ospitati dal format Alcova, nell’ex Macello di Porta Vittoria (viale Molise, 62).

A creare la colonna sonora hanno chiamato il sound designer Alessandro Pedretti perché «nella costruzione di un paesaggio i rumori sono fondamentali, e Pedretti aveva già lavorato in Valcamonica utilizzando il suono della lavorazione delle pietre nelle cave locali per produrre una traccia musicale che fosse tutt’uno con il territorio». Sono invece i rumori della produzione di oggetti in legno, tessuto, metallo, poi elaborati utilizzando software autogenerativi, a produrre quel “sound della materia” che accompagna la passeggiata sulla passerella in legno sospesa sull’acqua e ispirata all’Infinite Bridge di Aarhus. «Il molo è il segno per eccellenza del paesaggio antropizzato della Danimarca» spiegano. «Un confine tra uomo e natura che da sempre caratterizza la tensione presente nel loro design. Una tensione portata all’estremo dalla struttura specchiante posta alla fine della passerella che moltiplica all’infinito il panorama di isolotti su cui sono esposti gli oggetti, e che nello stesso tempo li enfatizza, perché uno degli obiettivi è spostare lo sguardo sulla qualità produttiva del singolo progetto, sulla sua capacità di rinnovarsi nella tradizione, e non sulla generica appartenenza allo “stile nordico”».
Nell’allestimento, coraggioso ed equilibrato insieme, firmato da Matteo Ragni, si riconoscono pezzi storici come l’immortale Chieftain Chair di House of Finn Juhl, o la porcellana, reale dal 1775, di Royal Copenhagen, reinventata da architetti di punta come Bjarke Ingels. Ma ci sono anche aziende minori come Skovby, con un tavolo che combina ebanisteria e sofisticati meccanismi; o Houe, che con il suo brand MyTrash utilizza la plastica della discarica per realizzare arredi da esterno; o Mernøe, un gioiello di artigianalità nato per la volontà di un ingegnere di Copenaghen e i suoi due figli. «Competenze e qualità artigiane innovate da piccole aziende, difesa del patrimonio culturale, attenzione all’ambiente.
Questi i tre mantra del design danese che ne fanno un classico senza tempo», continuano Cattaneo e Traldi. «Eppure, se guardiamo bene, le trasformazioni affrontate sono state profonde: basti pensare a Kvadrat che, presente con pannelli di tessuti riciclati e pressati, sta diventando, in nome di una reale sostenibilità, un’azienda di servizi per il riciclo di tessuti usati e scarti tessili in nuove fibre». Dettagli raccontati da didascalie sonore che si attivano, insieme a una luce scenografica, quando si passa vicino al prodotto esposto, mentre nell’area lounge un video di Silvano Richetti racconta come è stato creato il progetto: dalla costruzione della colonna sonora, alla fabbricazione di ogni singolo pezzo, fino a frammenti della vita e della quotidianità che costituiscono la cultura e lo stile di vita di uno dei Paesi modello dell’unione Europea, capace di interpretare i cambiamenti dei tempi senza rinnegare la propria tradizione. Tanto che all’inaugurazione ha partecipato la principessa Mary di Danimarca.
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