Salsomaggiore, Futura è la parola magica
di Francesca GugliottaA cento anni dalla sua apertura, nel 1923, rinasce lo stabilimento Berzieri di Salsomaggiore Terme, chiuso dagli anni Novanta, quando si sono spenti i riflettori sulla città salsese, un tempo mecca del benessere, del glamour e della mondanità.
Per riportare ad antico splendore le terme Berzieri, maestoso edificio simbolo del déco termale, Cassa depositi e prestiti e Qc terme investiranno 33 milioni di euro. I lavori di riqualificazione sono appena iniziati. «Nel 2025 inaugureremo una spa mozzafiato di novemila metri quadrati», spiega Francesco Varni, ceo per lo sviluppo e gli affari societari di Qc terme. «Il progetto di valorizzazione e parziale rifunzionalizzazione finanziato tramite un investimento comune con Cassa depositi e prestiti, che nel 2021 ha rilevato l’immobile, interesserà lo stabilimento termale e l’ex-centrale termica adiacente».
Un maxi progetto che coinvolge e rilancia l’intero territorio salsese: «Per preparare la città al nuovo flusso turistico, il Politecnico di Milano ha progettato il masterplan strategico Futura», dice Emilio Faroldi, prorettore vicario dell’ateneo. «Futura, come la canzone di Lucio Dalla, è l’acronimo di forme urbane termali fra urbanistica, rigenerazione e architettura. In sinergia con il Pug, il piano urbanistico generale del comune di Salsomaggiore, il masterplan immagina una città policentrica, che non ruota più solo intorno alle terme, ma con nuovi poli di attrazione: la passeggiata, i negozi diffusi, lo sport, le piazze, il verde, con parcheggi e mobilità potenziati».
Oggi sopita e dimenticata, Salsomaggiore vive la sua età dell’oro dai primi del Novecento, frequentata da personalità come D’Annunzio, Toscanini, Puccini. «La regina Margherita di Savoia aveva l’appartamento al Grand hôtel des thermes», racconta Maurizia Bonatti Bacchini, curatrice con Valerio Terraroli della mostra Oro e Oriente. Galileo Chini a Salsomaggiore Terme, fino al 17 settembre alla corte civica Tommasini e a palazzo dei congressi. L’esposizione racconta Galileo Chini, genio fiorentino che ha decorato le terme Berzieri, progettate da Ugo Giusti, immaginandole come un’imponente ed enigmatica architettura oro e blu dal sapore orientale.
«Solo Galileo Chini poteva inventarsi, in pianura Padana, un palazzo imperiale, una sorta di mix tra l’Alhambra di Granada e la Città proibita cinese, dal lusso quasi all’eccesso, ma mai kitsch, dove vivere un sogno», continua Valerio Terraroli. «Negli anni Dieci, Galileo Chini va in Siam, oggi Thailandia, per impreziosire il palazzo del re; al ritorno, con le terme Berzieri crea un’opera d’arte totale, un trionfo del déco internazionale dove Oriente e Occidente si mescolano, e dove simboli e allegorie si moltiplicano».
Ogni decoro ha un significato: «Le carpe sulle vetrate colorate e sul soffitto blu rappresentano la longevità, il pavone su pareti e pavimenti la regalità, i draghi l’acqua della primavera. Meravigliose le due composizioni pittoriche, ispirate a Klimt, sulla parete dello scalone centrale, raffiguranti le figure femminili come grandi volute dorate, come se i fumi delle acque termali facessero librare le donne nel cielo».
Le terme custodiscono un messaggio criptico, che solo i più attenti scopriranno: «Lo stabilimento Berzieri era considerato il tempio della fertilità, consigliato alle donne che non riuscivano a concepire», conclude Maurizia Bonatti Bacchini; «Chini affida al geco, emblema della fecondità, il ruolo di guida attraverso il rituale intimo e meditativo che conduce all’incontro con l’acqua: troviamo l’animaletto all’esterno, sotto la gola dei leoni cinesi, poi all’interno, come decoro a soffitto, infine sul retro dell’edificio, come se il piccolo rettile avesse completato il suo ciclo vitale, rappresentazione della rinascita».