Pezzi... da museo
Il famoso sistema Cavalletto disegnato nel 1953 da Angelo Mangiarotti e Bruno Morassuti riedidato e ampliato da Agapecasa che recupera dagli Archivi Mangiarotti i diseni originali e amplia con nuovi moduli contenitore a cassettiera e con anta a ribalta, un daybed e un tavolino. L’idea era quella di realizzare mobili completamente in legno facilmente componibili, sulla base di un unico principio costruttivo che permette di assemblarli, smontarli e rimodularli con estrema flessibilità secondo un principio di una falegnameria a incastro che non necessita di viti e bulloneria.
1 di 18Architetto, designer, scultore e accademico, Angelo Mangiarotti è stato un protagonista dell'architettura e dell’urbanistica internazionale. Il suo lavoro oggi è custodito e valorizzato da una Fondazione che porta il suo nome, mentre i fondatori di Agape, Giampaolo e Emanuele Benedini, nel 2010 ebbero la lungimiranza di recuperare molti suoi progetti, oggi Mangiarotti Collection.
2 di 18Realizzata da Gianni Pareschi per Busnelli nel 1970, la poltrona Libro viene oggi rieditata con varianti materiche, cromatiche e nuovi accorgimenti tecnici, ma nel pieno rispetto della sua identità. Oggetto espressione del pop design, è inserito nella collezione permanente del Moma di New York
3 di 18Libro, totalmente disassemblabile, è composta da 10 ‘pagine’ in poliuretano espanso con polioli vegetali (15-20%), è flessibile e il tessuto è resinato accoppiato. Sfogliando le varie parti di cui si compone l’imbottitura, proprio come si fa con le pagine di un libro, è possibile regolare l’altezza della seduta e dello schienale.
4 di 18La poltrona Armadillo è stata disegnata nel 1969 da Gianni Pareschi per Busbelli. Oggi fa parte della serie Icons e nella versione per Caleidoscopic ha il tubolare color ombra e un rivestimento multicolore. L’artigianalità di Armadillo è visibile anche nelle cuciture, a punto incrociato, realizzate con fili tono su tono o a contrasto che creano un elegante disegno geometrico
5 di 18Conosciuto per i suoi edifici monumentali e solenni, Mario Botta firma per Horm nel 1994 la poltrona Charlotte liberamente ispirata alla natura, in cui la forza plastica della luce modifica e plasma la struttura stessa. Un elemento cilindrico è il punto di partenza che, nella sezione superiore, si prolunga all'interno fino a creare una seduta che sembra sospesa nel nulla.
6 di 18Rieditata nel 2021 da Tato, la poltrona R63 è un progetto dell’architetto milanese Ignazio Gardella che nel 1947 aveva fondato Azucena insieme a Luigi Caccia Dominioni e Corrado Corradi Dell’Acqua. Tato, che riedita anche alcune lampade di Gio Ponti, ha lavorato negli archivi do Gardella costruendo un catalogo che comprende poltrone, librerie e luci.
7 di 18In una lettera del 1949 a J. Irwin Miller, Eero Saarinen, qui seduto nella sua poltrona, spiega che la Womb Chair “Si basa sul presupposto che tantissime persone non si sentono mai veramente al sicuro e a proprio agio nel mondo dopo aver lasciato il grembo materno”. Dunque, quale nome più adatto di Womb (letteralmente: utero, grembo).
8 di 18“È stata una mia particolare richiesta, perché non ne potevo più delle poltrone che permettevano di sedersi in una sola posizione". Così disse Florence Knoll per giustificare la rivoluzione operata dalla la Womb Chair progettata da Eero Saarinen nel 1948. Il 2023 segna il 75° anniversario di una delle creazioni più riconoscibili di Knoll, prodotto che sconvolgeva il concetto stesso di poltrona con tecniche e tecnologie rivoluzionarie per quegli anni.
9 di 18La Fondazione Franco Albini ha sede nella sede originaria dello studio di Franco Albini e Franca Helg. Nata per diffondere un modo 'onesto ed etico' di progettare, conserva un totale di circa 22.000 disegni, più di 6.000 foto d'epoca e 2.500 diapositive. Oggi la famosa serie di luci AS3C è prodotta da NemoLighting. “Per noi il valore didattico sta nelle nostre opere, ed è più attraverso le nostre opere che diffondiamo delle idee piuttosto che non attraverso noi stessi …” diceva Albini.
10 di 18Fu Marcel Breuer ad avere l'intuizione nel 1925, mentre osservava il manubrio di una bicicletta. E quindi realizzò, collaborando con l'allora falegname e direttore dell’officina del mobile del Bauhaus, uno sgabello, tavoli d’appoggio e il prototipo di una poltroncina club, tutti ottenuti a partire da tubi d’acciaio curvati. Nel 1928 Thonet firma un contratto con Breuer e un anno dopo la stessa Thonet acquisisce la Standard Möbel che vedrà nascere un vero “reparto acciaio” che vuole trasferire nel metallo la tecnologia del legno curvato. La sedia cantilever S 32 è uno degli arredi in tubolare d’acciaio più noti e ancora prodotti oggi anche per la sua oscillazione dovuta proprio al telaio in tubolare d’acciaio che assicura un comfort straordinario.
11 di 18Fiocco è un pezzo simbolo del radical design. Progettata nel 1970 da Gianni Pareschi per Busnelli, oggi ha una nuova edizione. Struttura in tubolare metallico curvato rivestita da una calza in tessuto bielastico, facilmente sfoderabile e sostituibile e biodegradabile al 95 per cento, così come la sua cerniera.
12 di 18Il designer e fabbro Paavo Tynell, conosciuto come “l’uomo che ha illuminato la Finlandia” è una delle figure preminenti del design industriale del XX secolo. Grazie alle sue abilità artigianali e alla sensibilità verso i materiali, le sue creazioni sono oggi ricercate da collezionisti e appassionati. In stretta collaborazione con la famiglia Tynell, Gubi ha rimesso in produzione i suoi capolavori in particolare una selezione di creazioni lanciate tra gli anni Quaranta e Cinquanta, tutte in rame. Qui, la lampada 9602 da terra che combina materiali come il vimini e l’ottone lucidato. Pensata originariamente per l’Hotel Aulanko in Finlandia nel 1935, la lampada è diventata famosa proprio grazie alla forma del suo paralume.
13 di 18Le lampade degli anni Quaranta di Paavo Tynell rimesse in produzione da Gubi,Oltre il rame è usato anche il bambù, una scelta più sostenibile e con una più rapida crescita rispetto al legno di pioppo, originariamente scelto dal designer per questi prodotti. In questa foto la lampada 9209, lanciata per la prima volta nel 1940 e il suo caratteristico paralume in ottone a forma di elmetto, tanto da essere soprannominata ‘Kypärä’ che significa elmetto in finlandese.
14 di 18Disegnata nel 1969 da Gianni Pareschi ed Ezio Didone per Busnelli, la poltrona Baffo risulta dall'incontro di due soli materiali con le quattro estremità della struttura tubolare metallica, curvate a baffo, che agganciano uno strato di tessuto o di cuoio dall'alto la seduta, che risulta così completamente sospesa.
15 di 18La poltrona Antropus di Marco Zanuso nasce alla fine degli anni Quaranta, quando il Piccolo Teatro di Milano affida all'architetto milanese la scenografia della commedia “La Famiglia Antropus” di Thornton Wilder. Zanusi ne approfitta per realizzare un arredo interamente rivestito in gommapiuma, materiale altamente innovativo per l’epoca. Oggi fa parte della Cassina iMaestri Collection
16 di 18Forse uno dei pezzi di design italiano degli anni Cinquanta, la Lady di Marco Zanuso è stata simbolo di innovazione sul piano stilistico, materico e tecnologico, segnando la storia per la sua straordinaria modernità costruttiva. Oggi fa parte della Cassina iMaestri Collection
17 di 18Disegnata nel 1958 da Gino Sarfatti, designer di oltre 700 lampade, la lampada 2097 a sospensione a luce diffusa è oggi rimessa in produzione da Flos. Con una struttura centrale in ferro e bracci in ottone, entrambi cromati o dorati, ha un attacco a soffitto e rosone di acciaio. Sarfatti fondò nel 1939 Arteluce, poi rilevata da Flos nel 1973.
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