Maestro involontario ma non per caso

Alberto Meda nel suo studio. Meda è nato a Tramezzina (Como) nel 1945 (foto Mirko Zagnoli)

Alberto Meda nel suo studio. Meda è nato a Tramezzina (Como) nel 1945 (foto Mirko Zagnoli)

 
Sobrio, schivo, parco di parole, Alberto Meda, con il suo stile ispirato alla parsimoniosa efficienza dell’essenziale, è un punto di riferimento per molti giovani progettisti. Ora la Triennale gli dedica una mostra
2 minuti di lettura

Maestro involontario: «Incontro un numero crescente di giovani, soprattutto in Europa», racconta Marco Sammicheli, curatore della mostra Alberto Meda. Tensione e leggerezza, alla Triennale dal 6 ottobre, «che hanno in Meda un punto di riferimento, un esempio cui ispirarsi. Eppure lui non ha mai voluto fare scuola, non ha nemmeno l’esercito di assistenti di molti suoi colleghi e continua a lavorare personalmente con gli uffici tecnici delle aziende». Schivo e parco di parole, Alberto Meda la sua lezione la esprime nel fare, in un’idea di progetto da sempre sensibile alla parsimonia formale. «Rispetto a un’interpretazione “compensativa” dell’ecosostenibilità – ho un impatto ambientale ma poi promuovo iniziative per riequilibrarlo – lui preferisce il risparmio: di materiali, di risorse, di impegno per l’utilizzatore», prosegue Sammicheli. E Meda conferma: «le forme dei miei oggetti non nascono tanto come relazione fra le parti, quanto dalla relazione con chi li usa».

Marco Sammicheli, curatore della mostra e direttore del Museo del Design italiano della Triennale (foto Gianluca Di Ioia)

Marco Sammicheli, curatore della mostra e direttore del Museo del Design italiano della Triennale (foto Gianluca Di Ioia)

 

La mostra esplora la complessità del mondo di Meda con scelte eclettiche ma integrate. «Tensione e leggerezza del sottotitolo», osserva Sammicheli, «non sono in opposizione dialettica ma fanno parte dello stesso processo. La tensione è la capacità di Meda di “rubare” soluzioni da altri mondi; una vertebra diventa un giunto, uno scopino da spazzacamino un elemento rotante per un arredo».
La leggerezza è appunto il modo in cui riduce le sue creazioni a “ossi di seppia” in cui tutto è essenziale. Nel percorso della mostra, anche un’installazione luminosa creata da Meda per l’occasione ed esposta nello Scalone monumentale della Triennale: «Gli ho chiesto di misurarsi in questo spazio, dove si sono espressi dei grandi come i Castiglioni, Antonia Campi, Lucio Fontana». Curioso lo spazio dedicato a nove giochi «architettati da Meda con Riccardo Blumer, curatore dell’allestimento; giochi che alterano, scompongono alcuni suoi progetti, una sala giochi dove divertirsi con elastici, leve, luci. Sulle pareti dei tableaux con schizzi, disegni, brevetti, riassumono gli itinerari progettuali degli oggetti trasformati in giochi».

Mix, lampada a led di Meda e Rizzatto per Luceplan, è a basso consumo e mescola led di diversi colori per ottenere una luce bianca. Compasso d'oro nel 2008

Mix, lampada a led di Meda e Rizzatto per Luceplan, è a basso consumo e mescola led di diversi colori per ottenere una luce bianca. Compasso d'oro nel 2008

 

Naturalmente la mostra ha anche spirito didascalico: sottolinea le creazioni più importanti mettendo in luce il rapporto del progettista con marchi come Luceplan, Kartell, Vitra, Alias, e il sodalizio con Paolo Rizzato, un rapporto «che lo trasforma da ingegnere di prodotto a designer», nota Sammicheli. Le relazioni con altri designer sono adeguatamente sottolineate, «perché Meda, pur amando operare in solitudine, ha lavorato spesso in coppia, stabilito legami che sono durati e rinnovati nel tempo, come con Castelli, Zanuso, Irvine».

Una pila di radiatori Origami, progettati pe Tubes nel 2016. Origami è ad alimentazione elettrica e serve anche d divisorio-paravento. Ha vinto il Compasso d'oro nel 2018

Una pila di radiatori Origami, progettati pe Tubes nel 2016. Origami è ad alimentazione elettrica e serve anche d divisorio-paravento. Ha vinto il Compasso d'oro nel 2018

 

Per Meda la mostra, oltre che lusinghiera celebrazione del suo percorso professionale, è anche occasione per riflettere sull’idea di progettare: «Molti designer mirano a creare nuovi oggetti di successo. Io amo molto migliorare le cose che ci sono già, renderle più discrete, meno “urlate”. Per esempio, sto lavorando su una seduta per disabili che usa il concetto del segway, il mezzo di trasporto elettrico costituito da una pedana, due ruote un manubrio. Un oggetto, a dire il vero, spesso overdesigned. Con l’università di Brescia stiamo pensando di trasformarlo in qualcosa di più più agile, con una carreggiata di soli 60 centimetri, un mezzo che i disabili potrebbero facilmente usare anche per muoversi in casa».

Leggi anche: 
Meda & Meda. mix di famiglia per un miscelatore (e non solo)

I commenti dei lettori