Palazzo Strozzi a Firenze dedica ad Anish Kapoor una grande mostra con un’opera site specific

Oliver Santana ©
Oliver Santana © 

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Il suo nero, assoluto e profondo, fa perdere le coordinate dello spazio. Non lo guardi, ti immergi. Nelle sue opere spesso gioca con gli opposti, alterna il buio al colore (il rosso, il blu), il vuoto alla materia. Diritto e rovescio, concavo e convesso. Ciò che è e ciò che non è. Gli specchi e i loro inganni. «Il mio lavoro è esplorare quello che non so», ha detto qualche tempo fa a Venezia nel presentare una sua mostra.

2022 Roberto Serra - Iguana Press
2022 Roberto Serra - Iguana Press 

Gregorio Botta di lui ha scritto: «Kapoor crea sculture che sembrano provenire dai mondi dell’universo, hanno un respiro cosmico, si nutrono di cielo». È curata da Arturo Galansino, direttore generale di Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra Anish Kapoor Untrue Unreal che si aprirà a Firenze il prossimo 7 ottobre (fino al 4 febbraio). Sarà uno dei grandi eventi artistici dell’autunno. In esposizione una trentina di opere tra monumentali installazioni e sculture di questo artista anglo-indiano le cui opere sono esposte nelle più importanti collezioni permanenti e nei musei di tutto il mondo, dal Museum of Modern Art di New York alla Tate di Londra, dalla Fondazione Prada di Milano ai Musei Guggenheim di Venezia, Bilbao e Abu Dhabi.

Beata Zawrzel/NurPhoto
Beata Zawrzel/NurPhoto 

«Una mostra storica che ripercorre quarant’anni del suo itinerario di ricerca», spiega lo stesso Galansino. Un viaggio tra le forme e lo spazio in un continuo dialogo tra l’arte di Kapoor e l’architettura di Palazzo Strozzi. Tra le opere, una grande scultura site specific, ideata apposta per mettersi in relazione con il linguaggio del cortile rinascimentale, sarà visibile nel cortile del Palazzo. Fa parte della serie Pavilion. «La mostra rappresenta l’opportunità di entrare in contatto diretto con l’arte di Kapoor dagli anni Ottanta a oggi con le principali tematiche che l’hanno attraversata: gli specchi, l’idea del vuoto, il rapporto stretto con l’architettura», prosegue il direttore di Strozzi, reduce dal successo della mostra di Yan-Pei Ming e, prima ancora, di Reaching for the Stars (collezione Sandretto Re Rebaudengo) e di Olafur Eliasson.

Proprio il rapporto con l’architettura è un elemento fondamentale per Anish Kapoor, nato a Mumbai nel 1954 che ha lavorato a Londra a partire dalla metà degli anni Settanta studiando presso l’Hornsey College of Art e il Chelsea College of Art e che ora si divide tra Londra e Venezia. I suoi sono interventi di forte impatto, dalla progettazione della fermata della metropolitana Università-Monte S. Angelo a Napoli della linea 7 con la gigantesca (e travagliata) opera di acciaio corten che può essere letta come un ritorno al ventre materno, andando a ritroso nel tempo, al Cloud Gate di Chicago, il gigantesco “fagiolo” di acciaio, a specchio, realizzato nel 2004. E poi la torre del dna realizzata le olimpiadi di Londra del 2012 o la Ark Nova, la sala da concerto gonfiabile creata per il Lucerne Festival in Giappone (2013), o Descension (2014) che ricorda i buchi neri spaziali, fino al vortice d’acqua installata al Brooklyn Bridge Park, New York.

«Nell’arte di Anish Kapoor, l’irreale (unreal) si mescola con l’inverosimile (untrue), trasformando o negando la comune percezione della realtà e aprendo le porte alla dimensione dell’impossibile», dicono da Palazzo Strozzi.

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