Dagli interni, raffinatissimi, per gli yacht all’arredamento, dall’architettura alla grafica, dall’urbanistica all’arte. Difficile sintetizzare la prolifica carriera del disciplinato e anarchico, come ama definirsi, Piero Lissoni. L’unico che può provarci è lui stesso. E lo fa nel libro Piero Lissoni. Environments, presentato alla libreria Rizzoli Duomo di Milano.
Nel libro, l’illustratore Guido Scarabottolo interpreta con la sua ironia i progetti di Lissoni, come la vetrina Ex-libris per Porro
«È un libro per curiosi, da voyeur», spiega il progettista. «Da anni editori diversi mi chiedono di raccontarmi. Noi architetti facciamo un lavoro già molto documentato, raccontarlo di più mi è sempre sembrato un surplus. Alla fine, con le buone e con le cattive, mi hanno convinto», dice sorridendo. «Il volume presenta la visione trasversale del mio lavoro, e mostra che esiste un altro modo di avvicinarsi alla professione. Sono contrario alla visione anglosassone dell’iper-specializzazione, nella mia pratica dimensione umanistica e scientifica convivono e si supportano».
L’acquario-planetario Aquatrium di Lissoni&Partners per l’East River di New York, vincitore nel 2016 del concorso Arch out loud, ma mai realizzato (foto Lissoni & Partners)
Il libro ripercorre un centinaio di progetti lungo 37 anni: «È come un labirinto, a seconda di come lo si legge racconta una storia diversa. Se dal capitolo sulle installazioni per l’arte si salta all’architettura, si coglie come spesso applico una scala quasi artistica anche agli interni, introducendo elementi inaspettati, come una scala in acciaio nero nella hall di un albergo quando altri ci avrebbero messo qualcosa di più gentile. Se ci si sofferma sulle frasi che introducono i capitoli, dai testi di Aldo Rossi ai sonetti di Dante, il libro assume un significato più intimo, una sorta di diario personale con la mia passione per l’arte, la fotografia, la poesia, e le mie amicizie, come quella che mi lega a Guido Scarabottolo che, con la sua ironia, ha disegnato le illustrazioni».
Nel libro, progettato da Lissoni con Lissoni Graphx, affiorano le due anime dell’architetto: «Mi definisco disciplinato e anarchico. Nella mia professione è fondamentale essere disciplinati, si deve studiare, provare, ripartire da zero, anche quando si è in fondo a un processo, e lì ci vuole una disciplina incredibile; per rifare tutto, bisogna anche essere anarchici, avere il coraggio e un pizzico di follia, per cancellare e ripartire, perché l’anarchico che è in te dice vai via, il progetto non va bene».
Pagina dopo pagina emerge l’inconfondibile cifra stilistica lissoniana, il rigore, la sobrietà: «Mi hanno affibbiato l’etichetta, portabilissima, dell’architetto minimalista. La semplicità è la faccia pubblica di una complessità che hai alle spalle». Alla guida di un maxi studio – oltre un centinaio di persone tra Milano e New York – Lissoni, impeccabile nei suoi abiti da dandy, non perde la sua calviniana leggerezza.
La villa anni Venti nei Paesi Bassi, recuperata e integrata da Lissoni&Partners nel 2020, con mattoni a vista, maxi superfici vetrate e spazi inattesi come il patio segreto (foto Kasia Gatkowska)
«Sono il mix dell’educazione ricevuta: in età liceale, i miei genitori, restauratori di mobili, mi hanno spedito in estate a fare il muratore per capire la fatica del lavoro, poi, al Politecnico di Milano, alcuni docenti mi hanno spronato a guardare il mondo con occhi più liberi, a essere ironico. Nel De architectura, Vitruvio scrive che per fare l’architetto bisogna conoscere la matematica, la medicina, la legge, ma soprattutto essere aperti ad ammirar le stelle. Spero che il libro spinga a perdersi nell’immensità del cielo, a riscoprire il lato più umanistico, e umano, di ognuno di noi».