Fonti qualificate dicono che il più grande grazie lo si deve agli operatori di dogana, capaci di intercettare carichi sospetti di oggetti stranamente simili a quelli per cui è riconosciuto il design made in Italy nel mondo. La notizia più recente è forse quella dei 1.600 tra arredi e lampade dal valore di vari milioni di euro sequestrati dal Reparto Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza di La Spezia. Ma è la Corte dei conti a dire che il 2023 ha segnato un record nel numero di prodotti contraffatti sequestrati con un incremento del 150 per cento. Secondo la Banca Mondiale, il volume d’affari della contraffazione in generale si aggira intorno ai 350 miliardi di euro. Avere una specifica sul design è però difficile. La fornisce, in parte, Darts IP, banca dati giurisprudenziale in materia di proprietà industriale e intellettuale che rivela che nel periodo 2015-2022, per il settore dell’arredo in Europa, vi sono state 1.800 cause di contraffazione di marchi, 679 per violazione di diritti d’autore, 129 di design (fonte FederlegnoArredo).
La luce Halo di Mandalaki. Lo studio indipendente si è rivolto alla società di cyber intelligence Kopjra, per tutelare la vendita di pezzi contraffatti sul web. Nell’arco di 24 mesi, ne sono state rilevate e rimosse più di 10mila (foto Mandalaki)
Tuttavia, quello che emerge dalle vie giudiziarie è solo una piccola parte del problema. «Oggi, gran parte di questo mercato di oggetti copianti e contraffatti è online e può coinvolgere la filiera del design italiano senza passare fisicamente dall’Italia, come nel caso di marketplace esteri». A parlare è Luca Mirafiori di Kopjra, la società di cyber intelligence che ha appena realizzato un’analisi a campione su 500 aziende del design utilizzando un loro software progettato per verificare la presenza di violazioni in Rete. Risultato? Una su cinque era soggetta a sfruttamento di proprietà intellettuale, utilizzo non autorizzato di marchio, asset fotografici, fino alla copia del prodotto vero e proprio venduto su siti web con sede per lo più in Cina, Malesia, Indonesia e Corea.
Disegnato da Gatti, Paolini, Teodoro, nel 1968 per Zanotta, Sacco ha un involucro contenente palline di polistirolo espanso ad alta resistenza: un dettaglio che lo distingue dalla maggior parte delle imitazioni
Non che le aziende non mettano in atto strategie difensive. Anzi, per lo più autonomamente, hanno uffici legali interni che registrano modelli e decorazioni, fanno brevetti, si tutelano attraverso marchi, servizi di brand protection, investigationi off-line e, naturalmente, azioni legali. Il fronte di attacco è però sempre più grande e specializzato; il tempo, invece, sempre meno. «Con un’attività perlustrativa sul web di tutti i contenuti e la rimozione in 24 o 48 ore è possibile mitigare anche il danno reputazionale», spiega Mirafiori. «Agire in via extragiudiziale è importante se si considerano i tempi lunghi e i costi ingenti delle azioni legali. Per lo studio indipendente Mandalaki, per esempio, che si è rivolto a noi per tutelare il loro design fatto di arte, design e tecnologia, nell’arco di 24 mesi, abbiamo rilevato e rimosso più di 10mila false lampade Halo, costo 1.160 euro, vendute su canali online non ufficiali. Numeri che danno l’idea della dimensione del fenomeno». Il fatto è che negli anni i falsari si sono evoluti. Il divano Charles disegnato da Antonio Citterio per B&B Italia nel 1997, per esempio, è stato copiato immediatamente. Ma si trattava, ancora, di una contraffazione grossolana, facilmente smascherabile, mentre oggi, insieme a un miglioramento degli standard produttivi, c’è il problema di un commercio online con distribuzione internazionale difficilmente tracciabile.
«I modelli della Collezione Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand sono i più frequentemente replicati, pur avendo, dal 1965, un numero progressivo di produzione e una loro carta di identità», dice l’amministratore delegato di Cassina e Zanotta Luca Fuso, il che non significa che è solo il design storico a essere in pericolo.
La lampada Arco, che Achille e Pier Giacomo Castiglioni hanno disegnato per Flos nel 1962, per anni è stata tra le più falsificate. Oggi, è la stessa Flos a dire che, secondo l’ultima rilevazione di luglio 2024, il maggior numero di violazioni su marketplace (qualche migliaio) è stato riscontrato per la Captain Flint di Michael Anastassiades.
Nella top ten dei più copiati di B&B Italia, troviamo pezzi simbolo come il Camaleonda di Mario Bellini, ma anche il sistema modulare di sedute Tufty-Time di Patricia Urquiola.
Persino il prezzo, che spesso si discosta di poche centinaia di euro dall’originale, non è più garanzia di autenticità, il che richiama la necessità di coinvolgere in questo allarme non solo le aziende – sempre FederlegnoArredo mette in atto una serie di iniziative di formazione e consulenza legale – ma anche i consumatori. Pretendere schede prodotto e timbro controllo qualità; verificare, dove è disponibile, la data di produzione; acquistare solo attraverso i canali autentici di distribuzione, può essere un buon inizio. Per il resto, riconoscere il valore di un oggetto, soprattutto se si parla di manufatti risultato di un iter progettuale complesso, equivarrebbe a riconoscere il valore dell’intelligenza e della sapienza. Si chiama proprietà intellettuale. Se vi pare poco.