Archirivolto: “Seggiolai, va bene ma con un twist!”
Manuela Mimosa RavasioCristian Gori fa parte dello studio Archirivolto dal 1996. Formatosi in Istituto d’Arte e nell’azienda paterna di ferro battuto, oggi è senior designer
Non una sede come tutte le altre. Nella campagna di Colle val d’Elsa, il ben noto Chiantishire fatto di distese di vigneti e artigiani del cotto e ferro battuto, lo studio di Archirivolto occupa lo spazio di quella che nel Seicento era una piccola fornace che produceva i mattoni che servivano per costruire la vicinissima via Francigena, e che nei secoli è stato anche uno hospitale per pellegrini con tanto di chiesetta ancora oggi esistente.
Non proprio al centro del mirabolante mondo del design, si direbbe, ma pazienza, tanto più che questa “distanza” appare orgogliosamente rivendicata da Cristian Gori, senior designer di una realtà fondata nel 1983 da Marco Pocci e Claudio Dondoli, amici e compagni di università, che ammette che sono loro a preferire la definizione di bottega rinascimentale. «Anche mio padre era un produttore di ferro battuto, e io ho imparato il mestiere direttamente in azienda, dopo la scuola. Nello studio i nuovi arrivati provengono non solo da università, ma anche da scuole tecniche o artistiche come l’Isia di Firenze. Ciò che imparano è un approccio pragmatico al progetto, lo stesso che ci lega alle aziende con cui lavoriamo da anni, dallo schizzo alla produzione finale», dice Gori.
È stata disegnata per Luceplan, la lampada ecologica Zile; il diffusore è realizzato in un polimero biodurabile con l’80 per cento di fonti rinnovabili
È così che si sono conquistati l’etichetta di “seggiolai”. Perché, della sedia, ne hanno fatto una passione, o, secondo le sue parole, una malattia. «Abbiamo sempre realizzato internamente, grazie a un artigiano del legno, tutti i prototipi delle nostre sedie. Andiamo con queste sorta di sculture nelle aziende, e loro spesso le conservano, ma ciò che sorprende è che si discostano poco dal prodotto finale, in genere stampato». Almeno nella forma, ma a ben guardare è la materia, e le possibilità tecniche che assicura, a governare tutto l’iter progettuale. «Sono gli stessi fornitori a darci la possibilità di esplorare nuove materie. Abbiamo assistito al boom delle plastiche, al ritorno degli imbottiti e del legno. Una materia diversa determina un cambiamento nelle sezioni, nello spessore, nella portanza, di una sedia. Oggi le materie plastiche si sono così evolute che possono davvero essere utilizzate in grande scala», continua Gori.
Tavolini, poltrone, tavoli e postazioni da lavoro configurabili liberamente. È Cellular, il sistema per uffici disegnati per la tedesca Brummer
L’ultima nata nella loro famiglia di sedute, Ops! di Connubia, per esempio ha una scocca in polipropilene riciclato e, per la prima volta, anche in materiale plastico riciclato post-consumo proveniente dal recupero di imballi alimentari tipo tetrapak. Ci sono volute tecnologie speciali sia per il recupero degli scarti che per la realizzazione. «La nostra esperienza è tale che capiamo fin dalla prima fase del progetto cosa è realizzabile a un prezzo corretto e cosa no. A volte viene il dubbio che le nostre conoscenze tecniche ci impediscano di essere liberi, ma alla fine crediamo che un prodotto buono e sostenibile sia anche una questione di equilibrio tra la spinta creativa e le possibilità realizzative». Sarà, però qualche fuga dal mondo della sedia hanno sentito il bisogno di farla... «È capitato che ci sentissimo stretti», conclude Gori. «Così qualche soddisfazione da outsider ce la siamo presa. Il sistema Cellular per la tedesca Brunner, per esempio, da dieci anni con tutte le sue evoluzioni e configurazioni, arreda gli open space del quartier generale di Google; con Luceplan e la serie di lampade Zile abbiamo esplorato, sempre con particolare attenzione all’impatto ambientale, anche il mondo dell’illuminazione; e poi a Shanghai, in collaborazione con Zag Architecture, uno studio di architettura fondato da un nostro ex collega, stiamo realizzando un grande edificio per un’azienda che progetta stampi». E tutto torna.