ia Manzoni, numero 38. Un luogo di sospensione, un palcoscenico di seduzione concepito nell’intreccio di luci e ombre. È lo show-room milanese Davide Groppi, recentemente rimodernato per interpretare al meglio lo scacco che il vuoto infligge alla materia, fortemente rappresentativo dell’azienda. Non solo, in ottobre una nuova vetrina inaugurerà anche nella città di Madrid.
È un anno di grandi soddisfazioni per il designer piacentino, un uomo che abita il mondo, ma che è rimasto fedele e radicato al suo territorio così fertile di affetti, energie e aspirazioni. A giugno, vince con le sue lampade Anima e Fm il Compasso d’Oro e una menzione d’onore: un riconoscimento che lo premia sia come produttore che come progettista. Anima è «il massimo che si possa fare con l’assenza di materia», racconta il designer, «è un ideogramma senza peso, una sorta di croce laica, un simbolo che nella sua essenzialità ti guarda e ti cattura, facendo emergere la sua capacità di essere grafica e ideografica». Si tratta di una lampada progettata in collaborazione con Giorgio Rava, nata nel 2021 da alcune riflessioni sul tema della smaterializzazione nell’arte del Novecento. Uno stelo effimero, filiforme, una citazione di Fausto Melotti per la metafisica del vuoto, che Groppi interpreta nella lampada come un «amo per pescatori d’anime», una voluta a semicerchio che si libra in cima alla struttura. Da sempre alla ricerca dell’essenza delle cose, Davide Groppi non è solo un’azienda che produce lampade. Esprime anche una dichiarazione d’intenti, un’attitudine, un modo riconoscibile di interpretare il mondo esplorando le infinite vie del mistero della luce.
La sfida è fare sui supporti un lavoro di rarefazione, snellendo le sovrastrutture ed eliminando il superfluo, affinché a rimanere sia solo un vocabolario eterogeno di luci: «il mio atteggiamento è sempre sottrattivo, sempre rivolto a cercare una forma di verità che mi permetta di indagare il tema della bellezza». Il suo è uno spirito autarchico e indipendente, non a caso l’azienda si chiama come il fondatore: una scelta spontanea, significativa dell’esigenza che ha sempre avuto di rappresentarsi. Sogna una luce senza fonte. È la sua utopia. «È qualcosa che ho da sempre dentro, che riguarda il tema della riduzione della luce ai minimi termini delle forme», ci racconta, «mi piacerebbe che anche l’aria si illuminasse, scollegandosi dall’oggetto lampada, anche se in fondo la lampada è ciò che amo di più». Vuole una soluzione che permetta di avere una luce indipendente dall’alimentazione di rete, che viva sola, senza nutrimenti artificiali. In parte ci si è avvicinato nel 2013 con TeTaTeT, una batteria ricaricabile dalle forme discrete, e forse ancora più in là si è spinto con Nulla, nel 2010, uno dei progetti a cui si dice più legato. Si tratta di un foro nel soffitto in grado di sfruttare la bidimensionalità del led per nascondere la fonte luminosa.
Nel suo lavoro oggi c’è ancora tanto del Davide Groppi ventiduenne che aveva individuato nella luce la possibilità di realizzarsi. Guidato dall’immaginario di leggerezza del suo maestro Ingo Maurer, continua a celebrare l’essenzialità delle forme anche attraverso stimolanti collaborazioni nel mondo del design e della ristorazione, e sempre con uno sguardo alle atmosfere dei paesi scandinavi e alla cultura zen del Giappone.
Inizia a farsi conoscere nel 1994, quando incontra Maddalena de Padova, che acquista la lampada Baloo e la espone nel suo showroom in corso Venezia durante il Salone del mobile. Un ulteriore impulso alla sua carriera arriva da Roberto Gavazzi di Boffi, che gli ha dato accesso a un palcoscenico internazionale. La collaborazione con Boffi si distingue per un intento condiviso di eleganza e minimalismo, elementi chiave nel design di Davide Groppi. Trova occasioni di crescita e di divertimento anche nel mondo dell’alta ristorazione: chef di fama come Massimiliano e Raffaele Alajmo, Carlo Cracco, Moreno Cedroni e Massimo Bottura hanno scelto le sue opere per illuminare le loro tavole, unendo l’arte culinaria al potere significante della luce. La firma di Davide Groppi, oggi, è sinonimo di una bella illuminazione, capace di far dialogare anche i mondi più distanti.
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