Può il design contribuire in maniera concreta al dibattito sull'intelligenza artificiale e fornire strumenti utili per una maggiore consapevolezza collettiva?
La risposta è sì e lo conferma, tra le altre cose, l'apprezzamento che sta riscontrando, anche a distanza di mesi dalla presentazione, “Data Bugs – AI is a mirror”: un'installazione immersiva e interattiva ideata dallo studio italiano Dotdotdot per spiegare a un pubblico generalista il funzionamento di AI. Presentata al Fuorisalone 2024 e premiata con il Fuorisalone interaction award, l'installazione Data Bugs è infatti tra i protagonisti di Cinema in Meta: programma dei Nowness Short Film Award 2024 – in scena al Tank di Shanghai dal 22 al 28 novembre – che quest'anno con il tema In Motion riflette sulla fluidità del presente.
L’installazione
In particolare, l'installazione dello studio italiano è stata selezionata per la sua capacità di illustrare il funzionamento nascosto di AI e il ruolo che la curatela dei dataset (o la mancanza della stessa) ha nella creazione di bias. L’esperienza immersiva di Data Bugs
Con “Data Bugs – AI is a mirror”, i visitatori sono invitati in un universo immaginario popolato da insetti generati dall'intelligenza artificiale in risposta ai loro input. In particolare, interagendo con otto totem, il pubblico attiva il flusso di dati verso due intelligenze artificiali che, essendo state allenate su dataset molto differenti tra loro, generano rappresentazioni di insetti completamente diverse. Uno, basato su informazioni omogenee, genera immagini simili e stereotipate (ad esempio una formica nera o rossa), mentre l'altro, nutrito con informazioni curate da un entomologo, offre risultati molto più attendibili e vicini alla realtà.
Un'esperienza, quella che fa vivere “Data Bugs – AI is a mirror”, che offre una rappresentazione efficace della polarizzazione a cui ci si espone nell’uso di queste tecnologie e, al contempo, porta a dimostrare come in realtà non sia la macchina a creare stereotipi, quanto i dati di partenza; in sostanza, l'uomo.
Verso una via umanistica per lo studio dell'AI?
«È un segnale significativo il fatto che sia stato scelto un progetto che racconta l’intelligenza artificiale senza glorificarla né demonizzarla, ma spiegandone il funzionamento a un pubblico ampio», spiegano Alessandro Masserdotti e Laura Dellamotta, co-founder di Dotdotdot, parlando del coinvolgimento nell'evento di Shanghai. «Questa scelta rappresenta infatti una terza via importante, non solo a livello culturale ma anche politico e sociale».
Non solo, aggiungono Masserdotti e Dellamotta: «in un universo che sembra dominato da realtà extra-europee è interessante anche che venga chiamato uno studio italiano a parlare di AI. Forse un’indicazione della necessità di pensare a vie più “umanistiche” per affrontare problematiche collettive».