interior design
Elena Salmistraro: “Ho dato all’invisibile il volto di Nettuno”

Elena Salmistraro: “Ho dato all’invisibile il volto di Nettuno”

Oggetti che spesso non notiamo, come lavandini e piatti doccia, sono

valorizzati dal decoro Tratti di Elena Salmistraro per Flaminia Ceramica

Realizzato con una speciale stampa digitale e speciali ispirazioni

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Rendere visibile l’invisibile. L’aspirazione che muove gli artisti da millenni. Ed è ciò che ha fatto Elena Salmistraro con il decoro Tratti realizzato per Ceramica Flaminia. Il genere lavandini e piatti doccia sono oggetti del panorama domestico che non superano la nostra soglia di attenzione, restando invisibili al nostro sguardo distratto. «Questa è stata la sfida: metterci qualcosa in più», sottolinea la designer, che si distingue per la capacità di rendere emozionanti anche oggetti prettamente funzionali: «l’enfasi della funzione non mi appartiene», ammette sorridendo. Ecco allora i colori smaglianti, la tridimensionalità e il divertimento – tratti distintivi della collaborazione della Salmistraro con Flaminia – che si aggregano in un gioco di linee sinuose ad adornare i due accessori, sottraendoli all’anonimato, svelati ai nostri occhi. Il processo creativo è stato spontaneo, istintivo: «a me piace la mitologia e ho immaginato il volto di Nettuno, dio del mare, così ho iniziato a disegnare linee fluide per richiamare l’acqua. Sono tutte sovrapposte, quindi prendono volume in un iridescente effetto moiré».

Il risultato? Un’imprevedibile interferenza visiva e tattile, prodotta da curve che ricreano il flusso dell’acqua che scorre sulla ceramica, reso tridimensionale dalla graniglia colorata applicata sulla stampa, assicurando peraltro un grip antiscivolo. In versione Rossa oppure Blu, il decoro Tratti è la sintesi della dialettica tra ceramica funzionale e ceramica artistica che da sempre spinge Elena Salmistraro ad esplorare nuovi orizzonti.

«Seguo un approccio artistico», ammette, «mi piace emozionare. E la ceramica ha segnato un passaggio importante perché prima non sapevo come muovermi; pensavo a un dialogo fra arte e design ma non sapevo come costruirlo. L’ho poi scoperto con i vasi Primates che ho fatto per Bosa». Nei vasi ritroviamo i motivi mitologici, tanto cari alla designer, e la sua passione per «i mostri, che strappo dalle mie tele per farne oggetti tridimensionali grazie alla ceramica. Io mi sento un po’ Primates», confessa.

La ceramica è la materia molto amata con cui si è fatta conoscere e apprezzare. Dopo gli studi alla scuola Cova – dove ha approfondito le varie modalità di lavorazione della ceramica, dal tornio alla preparazione degli stampi, le autoproduzioni, il suo talento è stato notato dal talent scout per definizione, Giulio Cappellini, che l’ha voluta nel 2011 a una mostra collettiva al Superstudio+ dopo essere stata scoperta nel 2011, al Superstudio+, e da un’esperta come Silvana Annicchiarico.

Da allora con Cappellini perdura una solida amicizia che, durante la pandemia, si è consolidata in un fruttuoso rapporto lavorativo, da cui sono nati vari progetti. Il più celebre è il lavandino Spire, declinato nella variante Spire+, una vera e propria scultura da bagno, vincitrice dell’Iconic Awards – Interior Products 2024. Ed è proprio questa matericità ad attrarre la Salmistraro, sin da quando all’università un laboratorio di ceramica le ha svelato le innumerevoli possibilità del materiale. «La ceramica è stata il mio primo amore» afferma. Certo, il percorso dalle produzioni artistiche di Bosa a quelle industriali di Flaminia segna un’arricchimento dell’esperienza dal momento che i due marchi segnano approcci diversi ma il denominatore della materia è comune e l’autrice versatile. E, con nonchalance lei non ritene nemmeno utile sottolineare troppo le differenze: la designer risponde «in realtà sì, alla fine la produzione è la stessa, solo che tutto da Flaminia appare ingigantito». E proprio con Flaminia ci saranno presto altri sviluppi, di cui ora sarebbe prematuro parlare.

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