«La semplicità è qualcosa che ho scoperto con il tempo. È una qualità che va educata, un concetto complesso che rischia di cadere nel vuoto della banalizzazione. E invece, ciò che è semplice è carico di contenuti, esprime concetti che vanno oltre la mera espressione di materialità, forma e funzione». Enrico Fratesi è la metà del duo GamFratesi. L’altra metà è Stine Gam, con cui ha fondato nel 2006 uno studio di architettura a Copenaghen. Alla Danimarca, a quei pezzi classici e ormai storici di cui è diventato appassionato collezionista, dice di dovere quella sensibilità che, insieme a Gam, gli ha fatto guadagnare premi e riconoscimenti importanti: Designer of the Year 2023, Finn Juhl Prize 2015, IF Award, German Design Awards, Good Design Awards... «Uno dei designer danesi che più apprezzo è Hans Jørgen Wegner, che identificava i suoi prodotti con semplici numeri: un modo per sottolinearne la normalità e l’umiltà, e mettere l’accento più che sull’oggetto, sul processo progettuale che in vero non si conclude mai. Per noi italiani, abituati al progetto-manifesto, quello che - per dirlo con le parole di Vico Magistretti - si può raccontare al telefono, non è un concetto immediato, anzi. Si tratta di un valore che rimane sottopelle a ciò che si manifesta davanti i nostri occhi». Una qualità non ostentata da ricercare nei dettagli, o in quella abilità acquisita nei laboratori, dove Fratesi e Gam hanno potuto lavorare ogni tipo di materiale con le mani, comprendendo come variazioni millimetriche impercettibili nel disegno consentano di modulare la percezione di un prodotto. Perché il design, come la semplicità, è un processo complesso, che si nutre di un approccio intellettuale (ed è per questo che amano definirsi con il “titolo” danese di møbelarkitekt). «All’inizio c’è sempre una conversazione», continua Fratesi.
I fratelli Roberto e Renato Minotti, co-ceo dell’azienda fondata dal padre Alberto a Meda nel 1948
I fratelli Roberto e Renato Minotti, co-ceo dell’azienda fondata dal padre Alberto a Meda nel 1948
«Tra me e Stine, quindi tra noi e l’azienda. Una conversazione del come agire su comportamenti, materiali, forme e funzionalità. Nel caso di un’azienda che beneficia ancora di una gestione familiare come Minotti, ci si siede intorno al tavolo e si decide. È uno spazio di grande libertà, dove la volontà di innovazione e la capacità di compiere scelte coraggiose determinano le possibilità di un progetto di design industriale».
Il nuovo divano Vivienne. Dalle forme generose della poltrona presentata nel 2024, GamFratesi deriva un’intera famiglia di sedute e complementi
Di fronte alla sfida di creare una famiglia di divani come quella di Vivienne, Minotti ha risposto con grandi investimenti in speciali stampi per l’iniezione di poliuretano liquido. «Le dimensioni generose, le proporzioni inusuali tra cuscino e seduta, hanno richiesto uno sforzo progettuale aggiuntivo», conclude Fratesi.
«Abbiamo giocato sul contrasto tra l’essenzialità delle forme e la loro morbida organicità. L’equilibrio nasce dalla leggerezza con cui si connettono schienale e seduta, nel modo in cui la parte frontale si inclina quasi a costruire un abbraccio. Le cuciture, pur con arredi dalle dimensioni talvolta impegnative e le tante varianti, conferiscono un senso di sartorialità. In genere, amiamo un design dalle linee gentili capace di trasmettere sensazioni positive. Caratteristiche che solo in parte dipendono dalla forma generale: sono i dettagli, le curvature più o meno marcate, i contrasti solo apparentemente minimi, la sensazione al tatto, a fare la differenza. E alla fine, hai un prodotto di qualità artigianale con una precisione industriale».