Quando le viene chiesto di quale personaggio del passato avrebbe voluto progettare la casa, l’architetta Lucrezia Calvi – trent’anni, originaria di Bergamo – risponde senza esitazione Maria Callas. «Perché aveva una personalità forte e un gusto incredibile e perché è stata una donna che è riuscita a fare della sua passione un lavoro: un esempio di tenacia e dedizione», dice. «E lo stesso vale per tutte le architette e designer, come Gabriella Crespi, Lina Bo Bardi, Nanda Vigo e Cini Boeri, che hanno saputo lasciare il segno in un ambito per lo più maschile e in un’epoca in cui non era affatto facile emergere».
La forza delle donne: un argomento che torna spesso parlando con la progettista, fondatrice dello studio di architettura d’interni LC atelier. Era il 2020. Poi nel 2022 la svolta, racconta, «grazie al primo cliente molto importante e alla vittoria del premio Filippo Perego, ideato per supportare i giovani talenti dell’interior design».
Fino ad arrivare a oggi, con lo studio finalmente messo a punto, che ha una nuova sede dentro Palazzo Buonaparte, nel cuore di Milano, e che oltre a lei conta anche altre tre professioniste: Valeria Cesti, Martina Campagnoni e Martina Malvasio. «Siamo un team tutto al femminile e under 30 e ne sono molto fiera», racconta Lucrezia Calvi. «Credo infatti che un gruppo coeso di donne sia molto più forte di un gruppo di uomini, tanto più in questo settore. Oggi fare l’architetta libera professionista in Italia è difficile; per riuscirci devi avere tanta passione e determinazione e questo, alla fine, sul campo fa la differenza».
«All’inizio si fa più fatica a ottenere fiducia, soprattutto quando si va in un ambiente maschile come il cantiere», aggiungono le altre architette, «ma poi alla fine riusciamo sempre a dimostrare il nostro valore e la cura che mettiamo in ciò che facciamo».
LC atelier è all'interno di Palazzo Buonaparte, a Milano. L'intervento di riqualificazione è firmato da Lucrezia Calvi con la sua squadra
L’approccio di LC atelier, che attualmente sta lavorando a diversi progetti importanti tra cui un palazzo in centro a Milano, un casale in Monferrato e una villa vicino a Torino, si distingue infatti per un intervento sartoriale e un’attenzione meticolosa ai dettagli. «Partiamo sempre da un’analisi molto approfondita del contesto in cui andiamo a operare», spiega Lucrezia Calvi. «Un progetto ha valore quando rispetta l’identità del luogo, quella del proprietario e la nostra.
Fondamentale, per il nostro studio, anche la collaborazione con gli artigiani, soprattutto quelli locali, e il fatto che quando ripensiamo un interno progettiamo noi ogni cosa».
Ma quand’è che ha deciso di fare questo mestiere? «Non è stata una scelta, l’ho sempre saputo», dice. «E se ci penso, è qualcosa che ha sempre fatto parte di me. Come quando da bambina alle bambole preferivo le loro case o quando, a 11 anni, ho spostato il mio letto in un’altra stanza e l’ho personalizzata. Non avrei potuto fare nient’altro che questo». Una passione così forte che si appropria anche del tempo libero: «mi piace stare all’aria aperta e viaggiare ma per il resto i miei interessi coincidono con quelli che sono i riferimenti di LC atelier: l’arte, la danza, il cinema e il teatro», dice. E il libro che ha attualmente sul comodino – Pazzo per l’opera (di Alberto Mattioli) – lo conferma.
Nessun dubbio, neanche su cosa sogna per il futuro. «Volendo pensare in grande, portare la mia firma a New York», confessa. E poi? «Poi continuare questo percorso e avere un team unito che consenta a tutte noi di vivere questa professione con serenità e senza rinunciare alla vita personale». Anche questo, un gran bel progetto.