Intersectin di Anni Albers (foto Tim Nighswander / Imaging4Art © 2025 The Josef and Anni Albers Foundation / ProLitteris)
Torna il tempo che Anni filava
di Valentina FerlazzoAnni Albers ha trascorso gran parte della sua vita seduta al telaio ed è riuscita a cambiare la storia della tessitura diventando la più influente textile designer del XX secolo tanto che il suo lavoro continua a essere un’inesauribile fonte di ispirazione. Anni Albers (1899 – 1994), cominciò a occuparsi di tessuti alla scuola Bauhaus (foto The Josef and Anni Albers Foundation / ProLitteris) Wandbehang un'opera di Anni Albers che riflette la sperimentazione dei materiali e le teorie del colore (foto Franz Xaver Jaggy & Umberto Romito - The Josef and Anni Albers Foundation / ProLitteris) Un pannello di Anni Albers per la congregazione B'nai Israel (foto Tim Nighswander / Imaging4Art © 2025 The Josef and Anni Albers Foundation)
Amava ripetere agli studenti che «bisogna esplorare luoghi dove nessuno prima di noi è stato», e così il museo Zentrum Paul Klee di Berna ha fatto tesoro di questo pensiero allestendo una mostra che ha il merito di far emergere un aspetto poco conosciuto del suo lavoro.
Come suggerisce il titolo, Anni Albers. Constructing Textiles, in programma dal 7 novembre al prossimo 22 febbraio, analizza in che modo l’artista «ha compreso il potenziale dei tessuti come contributo all’architettura e ha osservato che sia i tessuti che l’architettura implicano un processo costruttivo», afferma Fabienne Eggelhöfer curatrice, insieme a Brenda Danilowitz, di questa retrospettiva «che è la prima a esaminare e illustrare le sue collaborazioni con importanti architetti e altri artigiani», sottolinea Danilowitz. E aggiunge: «Il percorso espositivo svelerà che Anni Albers non era solo una tessitrice insolitamente inventiva ma anche una disegnatrice fantasiosa e meticolosa, sia nei suoi primi progetti tessili che nei successivi lavori su carta, e nei discorsi e scritti, una pensatrice straordinariamente perspicace».
Non stupisce quindi che già da studentessa alla Bauhaus, pur avendo inizialmente accettato a malincuore di occuparsi del tessile, «capì che il design è molto più di un “aspetto esteriore” ma dovrebbe combinare la pratica con l’estetica; e che il processo di progettazione implica un rapporto di problem-solving tra l’artista e il suo materiale, un dare e avere tra i due. Infatti la sfida è, nelle sue parole, “aggirare il ‘no’ dei materiali con il ‘sì’ di una soluzione inventiva”», continua Eggelhöfer.
E in questo particolare momento storico la mostra ci insegna anche che «pur abbracciando il progresso tecnologico, Albers ci ricorda l’ordine e l’equilibrio che l’arte può portare nel caos e nella confusione del mondo, e il valore duraturo di coltivare un approccio razionale e lucido sia all’arte che alla vita», dice Danilowitz. Le stanze del museo dedicato a Paul Klee, che influenzò proprio con le sue teorie sul colore Anni Albers essendo stato suo maestro al Bauhaus, ospitano pezzi dai primi anni Venti alla fine degli anni Ottanta.
«Oltre 180 tessuti, opere su carta e materiali d’archivio provenienti dalle collezioni della Fondazione Josef e Anni Albers, con cui abbiamo organizzato la mostra, e da 26 importanti musei e prestatori privati in Europa e negli Stati Uniti. Tra queste, quasi 50 opere raramente esposte e più di 20 oggetti mai visti in precedenza», elenca Danilowitz.
Quali meritano più attenzione?
«I disegni per tessuti dei primi anni di Anni Albers alla Bauhaus, presenti nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York e dell’Harvard Art Museum di Cambridge. E poi rari oggetti precolombiani in prestito dal Museo Etnologico di Berlino evidenziano una delle fonti di ispirazione più significative per Albers. E ancora: due dei soli cinque studi a grandezza naturale che realizzò a mano per la monumentale composizione “Six Prayers” commissionata dal Jewish Museum di New York nel 1964, uno di questi sarà presentato per la prima volta. Altre opere provenienti da collezioni private, mai esibite in precedenza in un contesto museale, includono tappeti unici e un imponente arazzo commissionato dagli architetti messicani Luis Barragán e Ricardo Legorreta», risponde Eggelhöfer. Un viaggio inedito che merita di essere ammirato da un vasto pubblico; ecco perché Constructing Textilese sarà una mostra itinerante: prossima tappa al Belvedere di Vienna.