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Mario Cucinella: “Con Urbino, per ridisegnare Urbino”

L’architetto con il suo studio MCA dovrà mettere a punto il nuovo Piano Urbanistico Generale della città-gioiello del Rinascimento. Ci racconta il lungo percorso del progetto: “Sarà frutto di un grande lavoro collettivo. Dovrebbe arrivare all’approvazione nel 2027”
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Urbino, la cittadina-gioiello protagonista del Rinascimento e patria di Raffaello sta per avere un nuovo Piano Urbanistico Generale. A metterlo a punto è stato chiamato lo studio MCA di Mario Cucinella, che ce ne spiega il senso. C’era bisogno di questo nuovo Pug?

“Sì. L’ultimo è quello di Giancarlo De Carlo, che risale al 1994. Aveva delle intuizioni estremamente attuali, che prendiamo in eredità, ma Urbino avvista diverse spinte al cambiamento che hanno indotto l’amministrazione a questo passo. Per esempio le istanze che vengono dal forte rapporto della città con l’università, importante alleato di questa riforma che in trent’anni ha vissuto profondi cambiamenti che chiedono nuove risposte. E poi c’è bisogno di superare la stagionalità dei flussi turistici, legati alle presenze sulla costa, per rilanciare una Urbino che le sue attrattive e la sua capacità di visione le ha tutto l’anno. E non parlo solo dell’arte e della storia, ma per esempio anche delle importanti filiere alimentari del settore bio”.

Certo, l’idea di ripensare Urbino può mettere un po’ soggezione…

“Beh, sarebbe una responsabilità enorme, se fossi solo con il mio studio. Ma fin dal primo incontro con il sindaco Maurizio Gambini, con l’assessore all’Urbanistica Maurizio Bartoli e il consiglio comunale abbiamo avuto chiaro che un piano urbanistico non è mai frutto del lavoro di una persona o di uno studio, per quanto preparati e attenti possiamo essere, ma di un grande e lungo lavoro collettivo, in cui l’ascolto di tutti gli interlocutori, i cittadini, gli operatori turistici e industriali, l’università e gli studenti è una tappa fondamentale del percorso”.

Ma qualche idea ce l’avrà già.

“Certo. Quattro punti fondamentali: primo: toccare poco, dobbiamo essere leggeri, consumare poco suolo, e soprattutto dobbiamo usare il patrimonio di quello che c’è già. Secondo, prendersi cura di tutto il territorio comunale come un sistema unitario, non solo dell’area centrale. Mi sono fatto un’idea di massima: una griglia con dei centri concentrici tagliati da raggi che rappresentano i servizi, tra cui la mobilità. Il resto verrà definito meglio poco per volta. Terzo: fare funzionare davvero la sinergia fra il settore pubblico che deve guidare e quello privato che ha risorse e legittimi interessi da tutelare. Penso a molti buoni esempi che ci vengono dalla Francia, le case calmierate, la grande attenzione ai bisogni sociali, le politiche di inclusione... In Italia raramente il pubblico sa dialogare con il privato, e il privato è spesso molto aggressivo perché percepisce la debolezza dell’interlocutore. Per Urbino confido e mi adopererò per una vera collaborazione tra questi due protagonisti del cambiamento. Quarto, il Piano Urbanistico non dovrà essere mummificato, rigido, ma flessibile, con pochi punti fermi e tanta capacità di essere dinamico, di accogliere le nuove esigenze che nasceranno nei prossimi anni, di rispondere alle domande che oggi non conosciamo ancora”.

Un’opera aperta, per citare Umberto Eco. Allargando il discorso all’Italia e al mondo, spesso interventi di rigenerazione urbana hanno effetti devastanti su aree e interi quartieri che vengono privati della loro identità e finiscono gentrificati, per usare un anglicismo forse poco bello ma che non ha parole sostitute in italiano, e che fa riferimento all’espulsione dei cittadini meno abbienti dai luoghi dove vivono perché questi luoghi sono diventati troppo costosi e inadatti al loro modo di vivere. Non sarà certo il caso di Urbino, ma che cosa pensa del problema?

“Alcuni fenomeni sono difficili da governare, la gentrificazione è un problema di politica del territorio. E torniamo al mio pensiero di prima: chi gestisce la cosa pubblica deve avere la forza di leggere questi problemi e di dettare le regole per contrastarli. Riconosco che non è facile, ma solo stabilire delle regole e farle rispettare può prevenire i danni di dinamiche comunque complesse da riorientare”.

Per il Piano Urbanistico di Urbino che tempi prevede?

“Sei mesi per preparare il quadro conoscitivo. Poi per metterlo a punto, condividerlo, modificarlo e farlo approvare arriveremo al 2027”.

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