Kéré “L’architettura comincia dai bambini”
di Aurelio MagistàFrancis Kéré, uno dei più grandi architetti viventi, Premio Pritzker 2022, ci parla del suo libro Building Stories, pubblicato da Taschen.
Building Stories: quali?
«Questo è il primo libro sulla mia architettura raccontato con le mie parole, attraverso le mie storie. Ci sono tantissimi libri meravigliosi sull’architettura, ma il mio lavoro è nato da un profondo amore per la mia comunità. Volevo costruire una scuola affinché molti altri bambini avessero l’opportunità di andarci. Questa è una storia diversa. Questo è un tipo di architettura diverso. Ho pensato che sarebbe stato noioso mostrare belle immagini senza raccontare le storie che si sviluppano attorno ai miei progetti. Come hanno reagito le comunità, come in alcune parti del mondo, se si costruisce un muro dritto in grado di resistere alla stagione delle piogge, la gente ne sia immensamente felice. Ecco perché volevo che questo libro parlasse di storie. Raccontare, ad esempio, la storia di un artista morente che aveva un ultimo desiderio: costruire un teatro dell’opera nel cuore della savana. Non si possono mostrare solo immagini. Volevo raccontare la vera storia dietro ogni singolo progetto».
Nel libro, dove ci sono annotazioni di suo pugno su diverse immagini, e nella mostra sull’artigianato nel mondo, al SaloneSatellite, ci sono fotografie della scuola elementare di Gando. Un’esperienza fondativa. La può rievocare?
«Sono cresciuto in un villaggio dove non c’era accesso all’acqua potabile, né all’elettricità, né a una scuola. Dovevo camminare molto per raggiungerne una. Per poter frequentare la scuola, ho lasciato il mio villaggio a sette anni. In quelle aule faceva un caldo torrido, infernale. Fuori splendeva il sole, ma dentro non c’era luce. Sono cresciuto con l’idea di poter migliorare le cose, un giorno. Le immagini che i visitatori vedranno rappresentano la semplicità di creare un luogo dove i bambini possano imparare comodamente. È un enorme passo avanti: sapere che i bambini possono stare seduti e imparare quando fuori ci sono 45°C, senza bisogno di aria condizionata artificiale. Queste immagini lo dimostrano, e mostrano anche come la comunità si sia unita per costruire queste scuole. Questo è il risultato dell’artigianato, della collaborazione, di uno sforzo collettivo».
C’è ancora spazio per gli artigiani e le loro competenze oggi?
«Fin da quando l’uomo ha iniziato a costruire rifugi, l’artigianato è stato il fondamento di questa attività. La mia architettura è radicata nel contesto sociale e rurale, e ho avuto la fortuna di collaborare con artigiani per realizzare scuole, alloggi e centri sanitari. Sì, credo che l’artigianato giocherà un ruolo importante in architettura. Se vogliamo che l’architettura tocchi la nostra anima, se vogliamo esaltare la sensazione delle cose, la qualità tattile, appagare lo spirito umano, emozionare le persone e donare loro libertà, l’artigianato avrà sempre un ruolo centrale».
Burkina Faso, Gando. Foto Erik-Jan Ouwerkerk
Ha nuovi progetti di cui può parlarci?
«Stiamo lavorando a moltissimi progetti. Uno di questi è la Casa della Saggezza a Rio de Janeiro, che diventerà la più grande biblioteca dell’America Latina. Il sindaco di Rio mi ha invitato a creare un edificio che rappresenti tre culture – europea, africana e indigena – tutte intrecciate in un’unica identità brasiliana. È fantastico. Ci sono molti altri progetti in cantiere, e ognuno di essi diventerà un nuovo capitolo di questo libro.
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