Marmomac: sessant’anni di pietra, progetto e innovazione
di Sofia Deidda
Dal 22 al 25 settembre la manifestazione torna a Veronafiere per celebrare il suo anniversario con quattro mostre, un’installazione celebrativa e un programma diffuso in città che esplorano il marmo come materia viva, patrimonio culturale e risorsa per l’architettura contemporanea
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Sessant’anni di storia rendono l’edizione 2026 di Marmomac un appuntamento dal valore speciale. Dal 22 al 25 settembre tornerà a Veronafiere con molteplici novità che guarderanno alle novità sulla frontiera del marmo con l’intenzione di valorizzare il materiale e il suo legame con la cultura e la provincia di Verona. Marmomac nasce come Mostra del marmo e delle macchine nel 1940 a Sant’Ambrogio di Valpolicella, nel distretto veronese della pietra, tra i più antichi d’Europa.
Le antiche Cave di Prun, oggi suggestiva cattedrale di pietra a cielo aperto
Non sorprende quindi che le celebrazioni e le novità in vista dell’edizione 2026 siano state presentate in un luogo altamente simbolico: le Cave di Prun. Situate nel comune di Negrar di Valpolicella, queste cave non sono semplicemente un sito estrattivo, ma una vera e propria cattedrale di pietra. Per secoli hanno custodito l’estrazione della Pietra di Prun, nota anche come Scaglia Rossa, una materia apprezzata per la sua caratteristica struttura stratificata.
Con 1.400 espositori da più di 54 paesi, la manifestazione si propone di offrire ai professionisti di settore uno spaccato completo della filiera della pietra naturale: dalla materia alla tecnologia alle macchine fino ai prodotti per la finitura.
In occasione dell’anniversario, l’evento si è proposto di riaffermare con una nuova identità il proprio spazio culturale al padiglione 10, ribattezzato con il nome di The Bedrock-Leading the future of natural stone. Un nome che evoca la roccia madre nella sua doppia natura: fondamento geologico e immagine culturale, origine immutabile e materia in continua trasformazione.
Come sarà il padiglione 10: The Bedrock, il nuovo spazio culturale di Marmomac dedicato alla pietra naturale
Il percorso curatoriale vede l’ingresso di Joseph Grima, fondatore di Alcova, e l’architetto Davide Fabio Colaci, accanto alle figure di Raffaello Galiotto e Giuseppe Fallacara, attivi da anni in Marmomac.
Un’anticipazione della mostra Sulla Pietra di Grima, dove la pietra diventa archivio delle trasformazioni future
Grima firma la mostra Sulla Pietra, la quale si propone di narrare la pietra non più solo come materiale bensì come archivio di trasformazioni in atto. Viene indagato il destino nell’architettura del futuro riletta attraverso le grandi transizioni ambientali e tecnologiche.
Il concept di Marble interiors di Colaci: dieci progetti a confronto per esplorare il marmo come materia che definisce atmosfere e identità dell’abitare
Colaci, invece, mostrerà Marble interiors, che esplora il ruolo del marmo e della pietra naturale negli interni, mettendone in risalto la capacità di costruire linguaggi articolati e stratificati. Dieci progetti di interior, cinque storici e cinque contemporanei, sono messi in dialogo tra loro. Come spiega il curatore: «Il dialogo tra immagini, disegni e campioni materici restituisce la complessità di un materiale che attraversa il tempo, rinnovandosi continuamente. In questo senso, il marmo non è inteso come rivestimento, ma come componente generativa dello spazio interno, in grado di definire atmosfere, equilibri e identità».
Carisma Materico di Galiotto indaga il dialogo tra materia e costruzione
Galiotto presenta Carisma Materico, quattro installazioni dedicate al rapporto materia e costruzione che studiano il ritorno della cultura della pietra nell’architettura.
Rendering dell’installazione di Fallacara: “C’era una volta il cielo dell’architettura”, tra vuoti d’aria e materia
Infine, Fallacara aprirà una riflessione sullo spazio voltato in pietra come origine dell’architettura, con l’allestimento C’era una volta il “cielo” dell’architettura, che prevede tre colonne d’aria vorticose al centro che attraversano lo spazio, evocando il cielo e la fragilità dell’equilibrio tra costruzione e ambiente. Attorno a queste, saranno presenti dei prototipi sviluppati da 17 università selezionate, in Italia e all’estero, nell’ambito del progetto Marmomac meets academies.
Le quattro mostre si sviluppano intorno a Pantheon, installazione centrale curata da Giorgio Canale, che proprio per celebrare il 60° anniversario, è realizzata con sessanta materiali provenienti da tutto il mondo, forniti dall’azienda Cereser. Un paesaggio immersivo, realizzato con quindici colonne di grande scala con l’intenzione di interpretare la pluralità espressiva della pietra naturale.
Rendering del Pantheon di Giorgio Canale, cuore del percorso espositivo dedicato alla pluralità della pietra naturale che celebra il 60° anniversario di Marmomac
Al di là del padiglione culturale, il legame tra pietra naturale, cultura e sguardo verso il futuro si spingerà oltre VeronaFiere, dilagando nella città attraverso l’iniziativa Marmomac & The city, un programma diffuso realizzato in collaborazione con White Carrara. Il centro storico di Verona sarà popolato di installazioni firmate da designer e progettisti di fama internazionali come Ross Lovegrove, Antonio Aricò e Claudio Nardi che indagheranno sul rapporto tra la pietra e lo spazio urbano.