Il progettista con studio a Toronto, in Canada, che ha da poco presentato il sistema scorrevole Galleria per Boffi De Padova, spiega: “Mi piace osservare come le persone vengono influenzate dagli ambienti”
2 minuti di lettura
C’è un racconto che ritorna, quasi in filigrana, nella vita di Alessandro Munge. Una casa, una cliente e sua madre – Nella – tessitrice d’origine abruzzese. Lui è poco più che un ragazzo: ascolta e osserva la madre vendere tende e tessuti. Poi, senza che ci sia davvero una soglia netta tra gioco e intuizione, prende carta e matita e comincia a disegnare. Non sta progettando nel senso compiuto del termine. Sta traducendo in immagine qualcosa che ancora non ha forma. La cliente guarda il foglio e interrompe la trattativa: «Voglio comprare quello che sta disegnando tuo figlio». Quel disegno diventa immediatamente un oggetto di desiderio, qualcosa da acquistare: «Ancora non avevo costruito nulla – ricorda lui – era solo un’idea, ma in quel momento ho capito che il design esiste prima ancora di concretizzarsi in un oggetto».
Studio Munge, guidato da Alessandro Munge, lavora tra architettura, interni e arredi su misura interpretando il lusso contemporaneo
Quest’idea attraversa lo Studio Munge, fondato a Toronto (Alessandro ha anche la cittadinanza canadese) e oggi attivo a livello globale. Il progetto non è mai ridotto a una singola scala, è una pratica multidisciplinare, costruita nel tempo – oltre due decenni – e guidata dalla convinzione che gli spazi, se pensati con attenzione, influenzano il modo in cui le persone si sentono, si muovono, si relazionano. «Mi interessa osservare come le persone reagiscono agli ambienti», spiega Munge. «Ogni luogo deve avere un’energia riconoscibile». La precisione – nella distribuzione, nei materiali, nei dettagli su misura – non irrigidisce gli spazi: «Non vogliamo imporre un linguaggio. Cerchiamo ogni volta una risposta specifica, legata alla cultura e ai bisogni di chi lo abita». Dentro quest’idea di progetto come sistema relazionale si inserisce l’incontro con Boffi De Padova, azienda italiana guidata da Roberto Gavazzi: due visioni che riconoscono l’una nell’altra, una stessa aspirazione verso la durata e la longevità, una forma di eleganza che non si esaurisce nell’immagine.
«Ci sono aziende», osserva Munge, «che progettano collezioni che trasformano le case in showroom domestici. Qui succede il contrario: lo spazio si stratifica, diventa personale».
Galleria, il sistema scorrevole disegnato per Adl. I montanti verticali emergono e il vetro crea continuità tra gli ambienti
Così è nato Galleria, il sistema scorrevole sviluppato per Adl. L’ispirazione arriva dalle grandi gallerie italiane e si traduce in un disegno con montanti verticali sottili e profondi, dalla sezione leggermente bombata, mentre la cornice perimetrale si smaterializza. Il vetro, spostato verso l’interno, amplifica la profondità, rendendo il sistema meno bidimensionale. In questo modo separazione e connessione diventano reversibili e lo spazio si espande, si contrae, si lascia attraversare.
Fiamma, ristorante del MGM Qingdao hotel in Cina. Un elemento in legno scanalato attraversa il soffitto caratterizzando lo spazio (foto Owen Raggett)
Lo stesso approccio si ritrova nei grandi progetti per l’hospitality: dalle collaborazioni con il Mandarin Oriental e il Nobu Hotel di Toronto, fino alle residenze di Ritz-Carlton South Beach, Studio Munge esplora il lusso come parametro di garanzia qualitativa.
Il ristorante Mijo del Durango Resort a Las Vegas. Gli interni richiamano la pianta di agave, centrale nella gastronomia messicana (foto Brandon Barré)
Non si tratta di esibizionismo: «Oggi i clienti non ci chiedono solo di realizzare spazi, ma di aiutarli a immaginare cosa può diventare un luogo». Bisogna saper tenere insieme esigenze diverse senza perdere coerenza, lasciando che lo spazio funzioni con naturalezza, senza cadere nell’enfasi e nella ridondanza.