Mode Rimini, quando un hotel si trasforma in hub permanente di sperimentazione per la sostenibilità nel turismo
di Francesca Alliata BronnerFrom Rimini to Habana. Con ricevuta di ritorno. Garantito e consigliato visto che nella città romagnola affacciata sull’Adriatico, dove ancora aleggia l’Amarcord felliniano (vedi il Gran Hotel), quello romano (vedi il Ponte di Tiberio) e rinascimentale (vedi il Tempio Malatestiano) fra piadinerie, bagni “numerati” e alberghi senza troppa identità, è nata 1 stella dell’ospitalità speciale, il Mode Eco Mood hotel, dentro cui brillano 9 suite esemplari, ecologiche, eleganti arredate e titolate diversamente l’una dall’altra, ma dal comfort a 5 stelle. Tranne nel prezzo che resta basico.
“From Rimini to Habana” è una delle 9, interamente progettata dal Politecnico di Milano (Dipartimento di Design), quasi un laboratorio in una stanza, per raccontare in ogni dettaglio l’incontro della riviera riminese con la tradizione cubana. Un progetto visionario, nato dalla riqualificazione di un 2 stelle, l’hotel Arlesiana, chiuso da 10 anni, nella zona di San Giuliano Mare, voluto e realizzato da Mauro Santinato, presidente di Teamwork Hospitality e imprenditore romagnolo dall’inesauribile fantasia al servizio del turismo a tutto tondo, che ha coinvolto 13 tra i più importanti studi di architettura specializzati in hotellerie, chiamati a interpretare il concetto di ospitalità ibrida ed eco-consapevole, cofinanziato dalle risorse del Pnrr per il suo approccio responsabile fondato su sostenibilità, azzeramento delle emissioni e rispetto del territorio.
9 tipologie di suite differenti, progettate da 9 team di specialisti, personalizzate con temi precisi, ciascuna con un proprio concept, ma accomunate da uno stile di progettazione che ha voluto far convivere design, sostenibilità e innovazione a 5 stelle. Ma spendendo come si dormisse in 1 stella. Come è possibile? “Ho lavorato solo con l’indispensabile”, spiega Santinato, “eliminando ciò che considero superfluo in un albergo, che potrebbe generare il troppo da vedere, da godere, da parlare. Poco personale, solo le figure necessarie e tanti optional e servizi liberi e fai-da-te a disposizione dell’ospite. Garantendo ugualmente un servizio di qualità e tutte le comodità per un soggiorno piacevole senza distogliere l’attenzione dalla vera essenza del design, in questo caso, protagonista del progetto e contenitore di piaceri”.
Il Mode è a tutti gli effetti, nei suoi 3 piani interni e nella facciata esterna (progettata da Rizoma architetture con un cappotto termico a spreco zero spreco) un hub permanente di sperimentazione per la sostenibilità nel turismo. Esce totalmente dagli schemi classici di definizione alberghiera per entrare in una galleria di innovazione di prodotti e servizi “totally green” dove la tecnologia è a supporto della gestione e dell’esperienza dell’ospite. Al piano terra, infatti, non esiste la reception tradizionale con un addetto al front office, ma è tutto digitalizzato con numeri e codici da inserire facilmente e fare self-check in. Stessa cosa vale per il breakfast al mattino e per il free honesty bar a disposizione (e discrezione) H24 dell’ospite, con caffè selezionati, cappuccini, croissant, madeleine, frutta fresca, snack salati etichette pregiate di vini e distillati, soft drinks che ognuno può consumare liberamente davanti a un megaschermo tv sempre acceso, in uno spazio progettato dall’architetto Laura Verdi chiamato Stay cosy in una second life e mille bolle blu: “Un gioco di parole tra italiano e inglese che significa: trovati a proprio agio in una seconda vita, recupera e riutilizza il più possibile, non sprecare le risorse attuali”, sottolinea Santinato. Progetto nel progetto Mille bolle blu, la laundry room al piano terra, lavanderia totalmente ecologica a disposizione degli ospiti. Ed è proprio questa la filosofia di “laboratorio”, modello reale e futuro dell’ospitalità green che si traduce non solo nel riciclo e riutilizzo di materiali ma anche verso il benessere della persona, amplificando il concetto di rapporto tra uomo-natura con l’utilizzo di disegni bio-geometrici e floreali e inserendo elementi di verde come le piante di tillandsia, che si nutrono dell’umidità presente nell’aria e la purificano eliminando gli agenti inquinanti. Avanzando qualche passo, ancora al piano terra si entra in Gea – nel mondo delle Meraviglie, un’area di co-working firmata da HUB48. Il concept prende ispirazione da due mondi distinti ma affascinanti: da un lato la vitalità della dea della Terra, dall’altro l’atmosfera incantata di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. La Garden Suite, invece, progettata da Roberta Studio, accoglie l’ospite con un’attenzione particolare al Pianeta secondo i principi del biophilic design, la suite riprende forme organiche della natura, colori ispirati a una città di mare e materiali naturali. “Consapevolezza. È questa la parola chiave del turismo di oggi e futuro”, sostiene il proprietario, “intesa come aumento della coscienza di viaggiare nel rispetto del Pianeta aiutando le persone ad adottare comportamenti virtuosi con il minimo impatto ambientale. Il mio albergo è una risposta esauriente e conveniente a queste nuove necessità”.
Per esempio, salendo al primo piano, ecco la suite Estate Italiana, di Otto studio, nata dalla creatività di Paola Navone e Gian Paolo Venier, con la direzione artistica di Cristina Pettenuzzo, Estate Italiana racconta quel modo spensierato di vivere la vacanza estiva in riviera, un omaggio all’accoglienza riminese e al made in Italy, con un chiaro riferimento alle cartoline che venivano spedite dalle vacanze riprese nella testata del letto. Al secondo piano la suite Greenside (progettata dallo studio the ne[s]t di Paolo Scoglio e Paola Börner) è il “lato verde” ma anche il “verde dentro” di una stanza d’albergo dai confini sfumati, il design iper-minimalista: imita la natura attraverso algoritmi di progettazione che disegnano spazi organici, quasi scultorei. Chi prenota, invece, la suite Sensi si disconnette dal mondo esterno e si riconnette a sé stesso invitando chi entra ad attivare i cinque sensi per ritrovare “in quattro mura” il legame con la natura e a riscoprire l’essenzialità della materia. Ogni elemento, naturalmente, è riciclato e riciclabile. Al terzo piano si accede, fra le altre, alla suite Silenzio Sfrenato (su progetto dello studio Noa), l’emblema del lusso discreto dove basta l’indispensabile per stare bene in un camera d’albergo, ovvero la filosofia basica dell’ospitalità in cui crede Santinato. Ma è il concept di Mare 3.0 (suite firmata da Genius Loci) quello che meglio rappresenta la volontà di un turismo sempre più pulito lanciato da Mode: creare una trasposizione fisica e materica di un mare che guarda al futuro, che fa di svantaggio virtù, dove l’architettura diventa catalizzatrice di nuovi nobili processi. “Il tema è legato al mare che rigetta alcuni materiali organici e inorganici che vengono riutilizzati e reinterpretati nell’industria del design”, spiega ancora Santinato. Il risvolto estetico è un ambiente che riprende i colori del mare e le forme morbide delle onde utilizzando le reti da pesca abbandonate negli oceani. Stesso materiale riciclato per realizzare la moquette dei corridoi dell’albergo. La sfida è anche quella di dimostrare come sia possibile immaginare e realizzare nuove architetture mantenendo un impatto sempre più vicino allo “zero carbon footprint”. Mare 3.0 si rende così il manifesto tangibile di questa nuova e necessaria economia circolare, con un focus sull’elemento acqua, oggi come non mai fragile e bisognosa di tutela. www.mode.it