Tutti i mondi di Es Devlin
di Francesca GugliottaSguardo allungato dal kajal, t-shirt giallo fluo. «Es Devlin ti resta impressa, come le sue monumentali scenografie», osserva Danielle Thom, che con Johanna Agerman Ross e Margherita Dosi Delfini cura Es Devlin: other worlds, fino al 4 aprile al Design Museum di Londra. È la prima grande retrospettiva dedicata ai trent’anni di carriera della stage designer britannica nata nel 1971 a Kingston upon Thames, sobborgo a sud-ovest della capitale inglese. «Il titolo è stato suggerito da Es stessa», prosegue Thom. «Racchiude la forza delle sue installazioni e la loro capacità di trasportarci altrove, coinvolgendo i sensi e l’immaginazione».
Devlin al lavoro su Come home again, scultura sulla biodiversità (foto Daniel Devlin - Susakpress)
Artista, scenografa, musicista e attivista, Devlin ha progettato i palchi delle più celebri popstar, da Beyoncé a Lady Gaga, ma anche sculture sceniche per il teatro, le sfilate di Louis Vuitton, le Olimpiadi e il Super Bowl, facendo della scenografia un linguaggio capace di attraversare generi e discipline. Oggi è anche direttrice artistica di Homo Faber, la rassegna dell’alto artigianato che si è tenuta fino al 30 settembre a Venezia.
«In lei convivono molteplici identità e competenze», aggiunge la curatrice. In esposizione oltre duecento materiali: taccuini, collage, fotografie, modellini, dai primi prototipi in cartone ai plastici più elaborati. «Se includiamo gli schizzi, sono molti di più. Alcuni sono presentati in movimento perché gran parte dei suoi progetti si basa su cubi e strutture rotanti». Realizzata in stretta collaborazione con l’artista, la retrospettiva riflette la sua idea di partecipazione: «Per lei il pubblico non è una semplice platea, ma una comunità temporanea. Ogni visitatore vive un’esperienza collettiva: anche chi viene da solo scopre che la propria percezione viene plasmata dalla presenza altrui». Ad aprire il percorso è la ricostruzione del suo studio, non solo un laboratorio creativo ma, come sottolinea Thom, «un luogo intimo. Era importante ricrearlo perché questa è, prima di tutto, una mostra personale». Ad accogliere i visitatori è la voce fuoricampo di Devlin che racconta un metodo di lavoro profondamente analogico: «Anche quando idea ambienti immersivi di grande complessità, comincia sempre da un disegno su carta, da ritagli e modellini costruiti a mano».
La scenografia per l’opera Tristano e Isotta (foto Es Devlin)
Segue Come home again, una “scultura corale”, come l’ha definita l’artista, che denuncia la perdita di biodiversità, con sagome di duecento specie animali e vegetali di Londra a rischio di estinzione. La mostra culmina con Infinite library: «Un’imponente libreria rotante che occupa quasi metà della galleria. I visitatori possono sfogliare i libri scelti da Devlin, volumi che hanno influenzato la sua carriera. L’installazione riprende la ricerca avviata con Library of light, presentata nel 2025 alla Pinacoteca di Brera, un’architettura della conoscenza pensata come spazio di partecipazione». Specchi, labirinti e cubi cinetici ricorrono nel suo immaginario: «Incanta il pubblico nascondendo e rivelando. Più che reinventare ogni volta un linguaggio, affina, sviluppa e adatta nel tempo un repertorio di forme essenziali». È questa continuità a rendere la sua cifra immediatamente riconoscibile: «Anche quando collabora con una star di fama mondiale», conclude la curatrice, «la sua presenza emerge sempre. Ha reso la scenografia una disciplina visibile, oltrepassandone i limiti. Ha ridefinito il ruolo dello scenografo, ampliandone possibilità e responsabilità».