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 Venezia con l'acqua alta (2020) 

Città sommerse: rischio inondazione, così Venezia a Bangkok lottano per la sopravvivenza

Nel 2050 l'innalzamento del livello dei mari potrebbe mettere in pericolo circa 150 milioni di persone. "La laguna di Taranto, il golfo di Oristano, la parte meridionale del nord Adriatico: tutte zone sensibili", spiegano gli esperti 
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Il mare ci ha salvati, finora, ma se non ci saranno sforzi radicali nella lotta al cambiamento climatico, il mare potrà anche condannarci. È il paradosso innescato dalla crisi climatica: il mare ha assorbito più del 90% del calore in eccesso prodotto negli ultimi 150 anni dall’effetto serra di origine antropica, rallentando il riscaldamento globale dell’atmosfera, ma questo calore lo porta anche a innalzare il suo livello e a rendere uragani e tifoni più intensi, mettendo in pericolo città e comunità costiere.

Secondo uno studio di Climate Central, pubblicato su Nature Communications, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe mettere in pericolo circa 150 milioni di persone, quelle che ora vivono in territori che finiranno sott’acqua entro il 2050. Fino a scomparire, secondo lo scenario peggiore, come Bangkok in Thailandia, Shanghai in Cina e la stessa Venezia. 
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Il mare ci ha salvati, finora, ma se non ci saranno sforzi radicali nella lotta al cambiamento climatico, il mare potrà anche condannarci. È il paradosso innescato dalla crisi climatica: il mare ha assorbito più del 90% del calore in eccesso prodotto negli ultimi 150 anni dall’effetto serra di origine antropica, rallentando il riscaldamento globale dell’atmosfera, ma questo calore lo porta anche a innalzare il suo livello e a rendere uragani e tifoni più intensi, mettendo in pericolo città e comunità costiere.

Secondo uno studio di Climate Central, pubblicato su Nature Communications, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe mettere in pericolo circa 150 milioni di persone, quelle che ora vivono in territori che finiranno sott’acqua entro il 2050. Fino a scomparire, secondo lo scenario peggiore, come Bangkok in Thailandia, Shanghai in Cina e la stessa Venezia. 

L’aumento del livello del mare è una variabile legata al riscaldamento globale, che dipende da due fattori. Gli oceani si espandono per il 60% a causa della fusione dei ghiacciai terrestri e per il 40% a causa dell’espansione termica, cioè per il calore assorbito.

"Quando incamerano calore oceani e mari aumentano il proprio volume – spiega Gianmaria Sannino, a capo del laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea - e si espandono verso l’alto. Questo comporta l’aumento del livello del mare. ll clima, poi, incide anche sulla geologia: le calotte glaciali spesse più di due chilometri che ricoprivano gran parte dell'emisfero settentrionale della Terra durante l’ultima era glaciale (16.000 anni fa), fondendosi, hanno liberato la superficie terrestre sottostante dall’immenso peso del ghiaccio. In risposta a questa deglaciazione la superficie terrestre sta lentamente tornando al suo punto di equilibrio, sollevandosi in alcune zone e abbassandosi in altre. Il clima passato ha quindi influenzato la geologia, che ora sta modificando il livello del mare, che viene percepito da chi lo osserva dalla costa".

Non solo, spiega ancora Sannino: "Un altro fattore che appartiene al campo della geologia e che influenza il livello del mare percepito è la subsidenza. Cioè il progressivo abbassamento della terra dovuto alla compattazione del materiale che compone il terreno sottostante. Il livello del mare percepito, ad esempio, dai veneziani è fortemente condizionato da questo fenomeno”.

Studiare il livello del mare e i suoi effetti è complesso e prende in considerazione diverse discipline scientifiche tra cui geologia e oceanografia. La comunità scientifica concorda sul fatto che il cambiamento climatico ha innescato un processo di riscaldamento anomalo dei nostri mari. Più gli oceani accumulano calore, più aumenterà il livello del mare. Ad oggi il livello è cresciuto globalmente di oltre 25 centimetri dal 1880.

"Dobbiamo ringraziare gli oceani, - continua Sannino - tutta la CO2 immessa nell’atmosfera dal 1880 è tale che il calore in eccesso prodotto dall’effetto serra antropico non giustifica l’aumento della temperatura media superficiale di un solo grado centigrado. È l’oceano ad aver accumulato la stragrande maggioranza di questo calore. Il mare infatti ha una capacità termica di gran lunga superiore a quella dell’atmosfera. Questa caratteristica gli ha consentito di assorbire il 93% del calore in eccesso, limitando di fatto l’aumento della temperatura media superficiale del nostro Pianeta. Questo, fino ad ora, ci ha salvati".

Il pericolo per le città costiere, secondo Sannino, c’è ed è reale: "Se il tasso di emissioni di gas serra a livello globale rimarrà quello attuale, senza miglioramenti e impegni concreti, il rischio c’è e rimarrà alto. Parliamo di quelle città costruite su un livello medio del mare molto basso, o quelle soggette a una subsidenza importante come Venezia. La laguna di Taranto, il golfo di Oristano, la parte meridionale del nord Adriatico, sono zone particolarmente sensibili. Dobbiamo capire se salirà il livello del mare ancora, è una delle variabili climatiche più compromesse già oggi. Dalle simulazioni climatiche è evidente, i ghiacci si fondono a una velocità inimmaginabile, la temperatura media del Pianeta sta salendo, gli oceani continuano ad accumulare calore".

Per invertire questo processo, si deve agire: "Innanzitutto bisogna applicare le direttive dell’accordo di Parigi, ma soprattutto modificare il nostro stile di vita. Ma non solo, il mare continuerà a pagare lo scotto del riscaldamento globale per anni, bisogna quindi mettere in atto misure di adattamento, arrivare preparati. Il nostro clima è cambiato, con tutto quello che comporta".