(Credits: Patrick Kilonzo Mwalua / Facebook) 

"Girasoli nella Savana per aiutare l'uomo e gli elefanti"

La nuova sfida di "water man" Patrick Kilonzo Mwalua, kenyano che portava l'acqua agli animali assetati. Ora promuove coltivazioni alternative per abbattere i conflitti uomo-fauna

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L'uomo dell'acqua adesso pianta girasoli nel cuore della Savana. Mesi fa Patrick Kilonzo Mwalua, 47 anni, all'improvviso per tutti era diventato "water man". Kenyano, nato e cresciuto nelle zone rurali dell'enorme parco dello Tsavo ricco di biodiversità e animali selvaggi, terra di safari e leoni, Mwalua aveva deciso di smettere di restare a guardare.

La terribile siccità che dal 2016 in poi stava portando centinaia di animali allo stremo. Elefanti e bufali scavavano disperati nel fango alla ricerca di un po' di acqua, mentre al loro fianco carcasse di altri animali stremati dipingevano una situazione drammatica. Una condizione estrema che portò Patrick a una scelta: caricare un camion cisterna con 10 mila litri di acqua e - con l'autorizzazione dell'amministratore dell'area protetta - viaggiare per 70 km fino al cuore della riserva dove ha scaricato l'acqua in una pozza per aiutare gli animali ad abbeverarsi. "Da allora - ha raccontato a Repubblica - ogni volta che arrivo, mi riconoscono e si avvicinano".

Così per tutti Kilonzo è diventato "water man". Ha creato una pagina Facebook, seguita da più di 13 mila persone, raccolto fondi, dato il via a fondazioni (Mwalua Wildlife Trust), comprato un camion, assunto personale e sviluppato nuovi sistemi - tra cui pozze artificiali - per aiutare gli animali a sopravvivere.

Ma mentre l'eroe kenyano provava a offrire tutto il suo sostegno alla fauna del parco, simbolo dell'Africa e fonte preziosa di turismo per il Paese, nei villaggi rurali stavano lentamente ribollendo gli antichi conflitti fra uomini e animali. Con nuove piogge e crescenti coltivazioni, come mais e legumi, i rapporti fra contadini ed elefanti, attratti dai raccolti, sono diventati nel tempo sempre più esasperati. Quando arrivano i pachidermi spesso i raccolti vengono inesorabilmente distrutti. Da qui l'"uomo dell'acqua" ha avuto una curiosa idea: piantare girasoli.

Dal mais al girasole: una scelta più sostenibile


Nel villaggio di Kajire, dove il conflitto uomo-fauna era all'ordine del giorno, ha deciso di avviare un progetto pilota basato sulle coltivazioni di girasoli, una coltura che, come racconta lui stesso su Facebook, "non è gradita agli elefanti, al contrario di mais o legumi che le persone piantano per il loro sostentamento. Con i girasoli i contadini possono vendere i semi, produrre l'olio, e dai residui creare mangime per polli e altri animali da allevamento. Gli elefanti non si avvicineranno ai raccolti perché non attratti dai girasoli".

Inoltre i girasoli necessitano in proporzione, sostiene Mwalua, di meno acqua rispetto al mais per crescere. Così grazie a questo sistema "potranno vivere in armonia agricoltori ed elefanti".

Per ora il progetto è in fase sperimentale e Mwalua sta raccogliendo fondi, grazie all'aiuto di UPL India, per ampliarlo. Servono soldi e competenze ad esempio per la gestione e il commercio dei semi di girasole, ma i primi raccolti hanno già dato buoni risultati.

"Un altro vantaggio" - spiega l'ambientalista su Facebook - "è che durante la fioritura vengono attratte molte api: abbiamo bisogno delle api per far prosperare il nostro Pianeta". Api che in futuro, dice ottimista Mwalua continuando a sognare, potrebbero perfino dare vita anche a una produzione di miele tutta proveniente dallo Tsavo. Dall'uomo dell'acqua all'uomo del miele, perché no, i nome della straordinaria biodiversità da salvare.