Fu sua nonna a raccontargli per la prima volta di quegli strani uccelli. Laggiù, nel freddo della Patagonia, animali bianchi e neri che sua nonna aveva visto negli anni Venti mentre camminavano senza volare, meravigliosi protagonisti della straordinaria biodiversità del mondo. Da allora Pablo Garcia Borboroglu, dopo essere diventato uno scienziato, non ha mai smesso di battersi per proteggere questi incredibili uccelli oggi minacciati da riscaldamento globale e dalle azioni dell'uomo. Si stima che il ricercatore e ambientalista argentino, tra i vincitori dei Rolex Awards for Enterprise, fondatore della Global Penguin Society, abbia aiutato finora milioni di uccelli di tutto l'emisfero meridionale.
Oggi quasi la metà delle specie di pinguini è minacciata da vari fattori, che vanno dalla crisi climatica all'inquinamento da plastica fino agli effetti della sovrapesca, e dal 1960 ad ora sono scomparsi quasi due terzi degli uccelli marini al mondo, con i pinguini considerati come specie più a rischio. Tra scioglimenti dei ghiacci e surriscaldamento dei poli sempre più pinguini stanno infatti perdendo i loro habitat e salvarli è diventata la missione di Borboroglu. Guidato dal concetto che "nel campo della conservazione l'obiettivo è cambiare il comportamento delle persone" dato che "quello della fauna selvatica non puoi cambiarlo", l'argentino porta avanti da tempo diversi progetti di conservazione e sta educando le nuove generazioni alla protezione di questi animali, con vari studi - soprattutto in Patagonia - e attraverso una campagna internazionale per sensibilizzare l'opinione pubblica. Fra i suoi progetti, una raccolta di dati fondamentali per capire lo stato di salute dei pinguini e programmi educativi che coinvolgono dai bambini alle comunità locali sino alle istituzioni, oltre alla creazione di aree marine per proteggerli.
“Esistono 18 specie di pinguini nel mondo e oltre la metà di esse è considerata a rischio dall’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Negli ultimi trent’anni, il livello di rischio di 14 di queste specie è aumentato. I pinguini sono ottimi indicatori dello stato di salute degli oceani, perché sono sensibili a tutti i cambiamenti del loro habitat. Non sono in pericolo solo sulla terraferma, quando depongono le uova, ma anche quando nuotano per migliaia di chilometri nell’oceano per nutrirsi o migrare. Sono esposti agli effetti nocivi del cambiamento climatico, dell’inquinamento e della cattiva gestione della pesca. Sulla terraferma, poi, anche le interferenze degli esseri umani e l’introduzione di nuovi predatori rappresentano un fattore di rischio per questi uccelli" ha raccontato l'ambientalista premiato da Rolex.
Pablo Garcia Borboroglu sottolinea come fra gli aspetti che preoccupano per il futuro dei pinguini ci siano soprattutto "la minore disponibilità di cibo" e la necessità di "percorrere distanze sempre maggiori per procurarsi il pesce di cui hanno bisogno per sfamare i loro pulcini. Nuotano per centinaia di chilometri, ma molto spesso, quando riescono a tornare, i loro pulcini sono morti di fame".
Il suo impegno, che va avanti dagli anni Ottanta quando salvò alcuni dei pinguini che morivano a causa dei versamenti di petrolio in Patagonia, si basa su tre fattori fondamentali, "scienza, educazione e gestione delle specie e degli habitat dei pinguini" ed oggi la sua attenzione è incentrata soprattutto sulle specie presenti in Argentina, Cile e Nuova Zelanda, di cui continua a raccogliere dati per la ricerca. Nel suo lavoro coinvolge scolaresche, comunità locali e operatori dell'ecoturismo, sfruttando anche la formazione online per diffondere sempre più sapere utile a proteggere le diverse specie.
Secondo alcune stime, il suo percorso finora ha portato a sostenere le vite di 1,6 milioni di pinguini e ha contribuito a garantire la salvaguardia di un habitat di 13 milioni di ettari.
Oggi Pablo García Borboroglu, che collabora con National Geographic e lavora presso il Consiglio nazionale delle ricerche dell'Argentina oltre che nelle università degli Stati Uniti, continua i suoi progetti attraverso la Global Penguin Society ed è particolarmente fiero di essere riuscito a coinvolgere nella conoscenza dei pinguini migliaia di studenti.
"Mi interessa rendere la scienza più facile da comprendere, amichevole. Negli anni abbiamo portato più di 6 mila bambini a vedere i pinguini - racconta Borboroglu nelle sue interviste - e ora ne vediamo l'effetto: molti di questi bambini adesso hanno 20 anni e sono giovani adulti che possono avere un'influenza sul mondo di domani. Se proteggi i pinguini, proteggi moltre altre specie". Compresi gli essere umani.