Tratta da una storia vera. Che il Maestrone mi perdoni. Non so che viso avesse neppure come si chiamava. Con che voce parlasse, con quale voce poi cantava. So che l’hanno menato in 5, soldati di Strade Sicure, usciti dalla fogna, di fronte alla stazione, della mia povera Bologna. Conosco invece l’epoca dei fatti, qual era il suo mestiere, gli anni del cambiamento, faceva il cameriere. Aveva solo detto ai tizi: piantatela di far casino. Ma quelli erano ciucchi, e quando sei razzista, è meglio se non sai di vino. Avere la divisa, sembrava ormai un mestiere strano: staccare gli striscioni sgraditi al Capitano. I cinque si sentivano sicuri, bombati da etilismo allegro, e mentre lo punivano di averli rimbrottati, urlavano anche “sporco negro”. Un'altra grande forza, allora ripiegava le sue ali, parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”. Ma quella frase in sé banale sembrava una certezza ormai perduta, smarrita era la via e illuminava l’aria, la fiaccola dell’apatia. A me piace pensarlo di nuovo dietro al suo bancone, coi cinque scalzacani cacciati dalla guarnigione, e che ci giunga presto la notizia di un nero cameriere, guarito dalle botte, di cinque mentecatti, cacciati a calci nel sedere.