(ansa)

Manlio Nostrum

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Manlio Di Stefano è sottosegretario agli esteri. Potrebbe già finire qui. Perché è come se Paperoga facesse il neurochirurgo, con la differenza che Paperopoli è comunque meno grottesca del MoVimento Cinque Stelle. Egli potrebbe starsene sereno, tranquillo, uscire di casa solo una volta a settimana per salire al Divino Amore ringraziando della clamorosa congiunzione astrale per cui lui ed altre centinaia di scappati di casa ricevono uno stipendio inverecondo.

Invece scrive. Su Facebook, perché lì possono tutti. Ieri ad esempio si è lamentato che i 6 mesi comminati al sindaco di Milano non avessero nella home page di Repubblica lo spazio che lui riteneva giusto, e cioè un titolo che debordasse dagli schermi, uno speciale di dodicimila pagine e la richiesta della lapidazione in piazza del Duomo. Poi, da Hong Kong, ha vergato il seguente post: “L'Italia può e deve essere protagonista di una nuova stagione di multilateralismo sincero e concreto. Possiamo esserlo perché non abbiamo scheletri nell'armadio, non abbiamo una tradizione coloniale, non abbiamo sganciato bombe su nessuno e non abbiamo messo il cappio al collo di nessuna economia”. Subito dopo i cimiteri degli etiopi gasati con l'iprite, delle eritree violentate e ammazzate dai nostri soldati, dei libici deportati e uccisi dal maresciallo Graziani in Libia, si sono telefonati: stanotte gli appaiono in sogno e gli fanno un culo così.