Questo è un angolino satirico di fianco alle parole crociate. Ciononostante – immagino per l’autorevolezza delle pagine che lo ospitano – gli è capitato di scatenare l’astio scomposto del Ministro dell’Esterno, che l’ha additato sui social scatenando alcuni fantaccini di complemento che, con nome e cognome, mi hanno scritto augurando a me e ai miei figli malattie e sciagure varie. Il tutto per aver blandamente canzonato Filippo Neviani, in arte Nek, che aveva chiesto i motivi del (presunto) silenzio sul caso Bibbiano, del quale avevo ricordato l’invereconda In te, brano antiabortista che ebbe l’unica esecuzione accettabile da parte del sempiterno Mangoni, ragazzo immagine di Elio e le Storie tese. Potrei anche esserne contento: certi nemici, molto onore. Ma se penso che mio padre si trovò a scegliere tra i lager e Salò, e fece la scelta giusta, mentre io come massimo di antifascismo mi becco un botto insulti per aver accostato la cover band di Sting al gelato gusto Puffo, mi viene da interrogarmi non tanto sul declino del Paese, ma su quello della mia famiglia. Perdonami, babbo.