Due cari amici hanno avuto in sorte un bambino malato di cuore, finito sotto i ferri appena nato per un’operazione “o la va o la spacca”. Ha 15 anni. La crescita ha cagionato la necessità di un ulteriore intervento, altrettanto rischioso, giorni fa. È a casa e sta bene. Figlio, due volte, anche della sanità pubblica della sua Regione. L’Emilia-Romagna. Poco prima dell’intervento, è andato in ospedale per i controlli di routine. Davanti a lui, stessa fila, c’era un signore grande e grosso che indossava un bomber nero. Sulla schiena, la scritta: “Me ne frego”. Non ho chiesto se il tizio in questione avesse l’accento del posto, o fosse uno dei tantissimi italiani che ogni anno arrivano dalle mie parti per curarsi. Nel primo caso, facile pensi di dover “liberare” la sua Terra, come gli suggerisce Salvini. Purtroppo potrebbe decidere della mia salute. Nel secondo, che possiamo essere tutti fascisti con le coronarie degli altri. Ciononostante, sono felice che nessuno gli abbia risposto, quando è andato a prenotare l’operazione, come avrei fatto io: “Me ne frego”. Perché siamo un posto civile. Speriamo.