Subito dopo gli amori nascosti di Maria Elena Boschi, le trame di Di Battista e Casalino, e qualunque opinione venga espressa in questo umile riquadro, seria o faceta che sia, viene, nell’interesse del Paese, una querelle tra Marco Travaglio e Bruno Vespa. Però perché farcela mancare? I due si stanno menando a distanza da qualche giorno, e il motivo del contendere è nientemeno che la presunta partecipazione di Travaglio a Porta a Porta. Il direttore del GdG ha smentito di esserci mai andato, Vespa ha ricordato una sua presenza postreferendaria – quello dell’harakiri di Renzi – ma è stato contrato: “Mi mandò lui una telecamera, ero in collegamento”. Come gli accade pressoché in ognuno dei programmi in cui va. Quello che potrebbe apparire un abile escamotage lessicale, peraltro assiso in uno sticazzi cosmico di cui chiedo scusa ai miei 3 lettori, rischia però di avere riflessi pratici nella gerarchia delle affermazioni politiche. Perché se collegarsi con un programma non significa esserne ospiti, va a finire che Ruby un po’ nipote di Mubarak lo era.