(lapresse)

Don Matteo

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Poi uno dice che i social non servono. Mentre noi siamo qui a ridere e scherzare sull’altro Matteo, continua la disperata ricerca di visibilità del Caporale, in discesa nei sondaggi e leggermente meno centrale del solito. Domenica, gli va dato atto, ha incassato con una non chalance pozzettiana – da Renato, Pozzetto – il “coglioncino” che gli aveva involontariamente rifilato Lucia Annunziata. Ieri ha dimostrato di non amare i diminutivi, twittando contro don Massimo Biancalani, il sacerdote che Salvini aveva messo nel mirino per il reato di aver portato in piscina alcuni profughi di cui si cura, come peraltro prescritto da quel vecchio tomo uscito circa 2000 anni fa che il leader leghista ignora. Dopo un video in cui don Massimo in cui cantava la canzone antifascista “Bella Ciao”, il leader leghista ha scritto che questi “amava i bagnetti in piscina” lasciando intendere con una certa codardia qualcosa di torbido. Cosa c’entrano i social? Che la risposta migliore l’ha fatta un anonimo twittarolo: “Veramente quello che amava i bagnetti con le moto d’acqua della polizia è suo figlio”. Due a zero e palla al centro piscina.