Da quando ho scritto qualche riga sul sito di Repubblica a Matteo Renzi, invitandolo a un’analisi del proprio ruolo e di quanto sia sbagliato additare i cronisti antipatici, sia fingendo solidarietà come con Corrado Formigli, o dritto per dritto come col sottoscritto, non ho ricevuto risposte. Giustamente, gli statisti si esprimono in Senato. In compenso la “vigilanza” degli account social simpatizzanti del senatore semplice si è fatta più stretta e ad ogni cosa che pubblico, su qualunque tema, fosse anche la formazione del Bologna, arrivano account più o meno reali che offendono, deridono, creano liste di proscrizione. Ok, nessun problema. Era già successo con salviniani, meloniani, grillini. C’è continuità. Mi ha però colpito il doppio carpiato che investe la parola “squadrista”. Da quando Formigli l’ha usata per chi l’aveva intimidito indicandone l’indirizzo – quello sono: ovviamente non vale per tutti i vivaisti – alcuni fan del Matteo Giusto la utilizzano sarcasticamente come pseudonimo. #tiziosquadrista, #tiziasquadrista, eccetera. Al di là dell’intento, ne esce un clangore visivo piuttosto spiacevole. Provo a suggerire di nuovo moderazione: visto mai che fosse #lavoltabuona.