Pisa Pavone

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Avevo già preparato un cosiddetto centone sul pezzo della Pavone a Sanremo. Qualcosa tipo “Datemi un martello, cosa ne vuoi fare, lo voglio dare in testa, a quel vu’ cumprà”. Veniva benino. Poi ho letto che il sindaco di Pisa, ex post-fascista transitato nella Lega, a Capodanno ha fatto sparire un’edicola. Era nel centro della città. La magistratura l’aveva confiscata alla mafia e l’associazione antimafia Libera, di concerto con le scuole, l’università, e la popolazione, l’aveva trasformata in un simbolo. Nelle nicchie che un tempo ospitavano i giornali, i bambini avevano infilato i loro pensieri contro l’omertà, come in un piccolo Muro del Pianto. Ora giace in un parcheggio municipale, denudata degli speranzosi cartoncini. Oggi naturalmente salterà fuori che si è trattato di un errore, il Comune farà marcia indietro, il primo cittadino darà la colpa a un funzionario solerte. O anche no. In ogni caso, avremo ricevuto in regalo la rappresentazione plastica di ciò che il Caporale ha fatto con le mafie anche quando era ministro del Papeete: nasconderla sotto al tappeto. Perché la mafia è come la nebbia a Milano nei film di Totò: quando c’è, non si deve vedere.