I Craxi nostri

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Divampa ancora la polemica (per come può divampare in Italia, cioè un fuocherello utile a scaldare i finger food dell'happy hour) sulla presunta riabilitazione di Bettino Craxi compiuta dal film di Gianni Amelio - un film, appunto: non un saggio - che ne racconta il punto ultimo della parabola discendente. Da una parte il puntiglioso elenco delle condanne subite dall'ex segretario socialista, dall'altra il racconto interessato di chi gozzovigliò durante la Prima Repubblica e non vede l'ora di rivalutare se stesso. Anche se i migliori restano i terzisti, cioè quelli che all'epoca si smarcarono alla grandissima dalle disgrazie craxiane, o addirittura cavalcarono il furore popolare, e oggi ci spiegano che i cattivi eravamo noi avversari politici. Poi ci sono i fuoriclasse, come il senatore vivaista Nobili, che ieri ha spiegato in un'intervista come Craxi avesse ragione, tanto che Renzi ne ha preso il testimone (condivido) e che il problema della Sinistra fu Berlinguer. Allora facciamo così: se Amelio gira un film per riabilitare Berlinguer, mi offro come sceneggiatore. Favino farebbe benissimo anche lui, e dovremmo anche spendere meno in calotte e riprese all'Estero.