Dubito che Mark Zuckerberg, fondatore, proprietario e amministratore delegato di Facebook, sappia chi è Matteo Salvini. Probabilmente ne scorre il nome incidentalmente tra i suoi sovventori più fedeli, dacché il Caporale spende in pubblicità social - anche indirizzate ai minorenni - l'equivalente del Pil del Senegal. È invece piuttosto possibile che i suoi addentellati italiani, diciamo così, ne abbiano maggiore contezza. Così, ieri, ne hanno bandito dalle bacheche il celebre video di molestie citofoniche ai danni di un minorenne maghrebino. Nella frase precedente, la parola chiave è "ieri". Se ai comuni mortali, faccio un caso di scuola (elementare), spesso per essere "puniti" bastano le lamentele di quattro destroni coordinati, che magari segnalano proprio i post contro di loro perché tanto a Menlo Park, California, faticano a discernere fascisti e antifascisti, per Salvini è stato verosimilmente necessario perdere le elezioni in Emilia-Romagna. Prima, Facebook rispondeva alle lamentele garantendo la liceità del video. Poi, è diventato quel che in effetti è. E l'hanno rimosso. Quasi inevitabile, quando campi col marketing. E naturalmente sto parlando di Salvini.