Elly Schlein 

Radicale sarà lei

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Il trionfo di Elly Schlein in Emilia-Romagna, la sua nomina a vicepresidente della Regione difesa dal colonialismo salviniano, persino il coming out, tutte cose notevoli che però anche da questa parte della barricata vengono prese come epocali solo perché coinvolgono una donna, hanno rilanciato il dibattito sulla cosiddetta sinistra radicale e sulla possibilità di uno schieramento unitario anziché i circa 114 partiti che attualmente la comporrebbero. Uso il condizionale per due motivi. Il primo è per fare impazzire Di Maio, che certo lo confonderà con un congiuntivo. Il secondo è che tra i vari microbi comunisti da zerovirgola e la cosiddetta sinistra radicale, resa tale dall’ostracismo rancoroso di Renzi, c’è la stessa differenza che passa tra Pol Pot e Spadolini. Così, mentre persino un sincero antidemocratico come il Caporale può autodefinirsi di centrodestra senza che nessuno batta ciglio, i progressisti si fanno infilare in un angolo minoritario già dal lessico, pur aspirando a rappresentare una sorta di continuità con un partitone moderato che ha fatto la democrazia di questo Paese. Ove l’unione si realizzasse, mi permetto di suggerire la risposta a chi ancora indulgesse nel trucchetto verbale: “Radicalizzami questo”.