In altra parte del giornale leggete la vicenda della poliziotta di Grosseto che, commentando la sentenza della Cassazione su Carola Rackete, ha definito la comandante della Sea Watch «lurida zecca di sinistra», «troia», «povera stronza» e «terrorista che farà la fine che merita», nonché dell’immediata retromarcia social – «Mi sa che ho esagerato» – dopo che il caso era esploso, anche e soprattutto per la funzione pubblica della hater in questione. L’occasione mi è però grata per rubare il format a Gabriele Romagnoli e raccontare una seconda cosa bella. La storia di Rita Parisi, commissaria della Polizia di Stato, servitrice del medesimo, sindacalista, portatrice dei valori di uguaglianza e correttezza che dovrebbero essere propri di ogni agente, nonché instancabile animatrice culturale di un premio letterario riservato a chi sa raccontare con talento le vicende dei piedipiatti: la risposta migliore a certa gentaglia che lorda la propria divisa con un razzismo da quattro soldi. Purtroppo Rita è mancata ieri. Ma ricordate che, per fortuna, di agenti come lei è piena l’Italia.