(ansa)

Carota e pastone

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C’è un mestiere in via di estinzione, anch’esso causa pandemia, ingiustamente ignorato dai più. Eppure ci ha accompagnato per anni, riscaldato il focolare, garantito un senso di sicurezza immutabile e a suo modo patriottico. È quello di “manista” del Tg1. Esso, il manista, è stato fino a poco tempo fa colui che reggeva il microfono sotto la pappagorgia compiaciuta del o della politica di turno, affinché costui e costei potesse declamare il compitino imparato a memoria non dico senza domande, ma senza neanche un vago accenno di interpunzione. La funzione del manista, verosimilmente iscritto all’ordine dei giornalisti in un elenco apposito, era semmai quella di sottolineare come la frasetta di circostanza non fosse riuscita abbastanza convincente. Era riconoscibile per il suo tipico verso: “Bene onorevole, ne facciamo una di riserva”. Ma ieri sera, laddove la mano fuori campo imperversava fino a poco fa, evoluivano il ministro Speranza dalla sua webcam, Vito Crimi da un ufficio a caso, ma soprattutto Laura Castelli addirittura dotata di bastone per il selfie con cui riprendersi dall’alto come in un film di Spielberg. E finito tutto. Ciao manista. Ci mancherai. Il giusto.