Ignazio La Russa è un residuo folcloristico che fa satira involontaria, dunque si troverà benissimo in questo angolino. Ieri, dopo un tizio che aveva proposto su un foglio sovranista di suonare Il Piave per il 25 aprile al posto di Bella Ciao - ma certo: è perché non I will survive? La canzone dei Puffi? Sarà perché ti amo? - il noto post fascista, nel senso che è molto attivo sui social, ha proposto di trasformare la Festa della Liberazione dal nazifascismo (minuscolo) in un ricordo delle vittime del Covid. C'è un problema oggettivo: non ce ne siamo ancora liberati, del Covid, dunque non è chiaro cosa bisognerebbe festeggiare. Ma soprattutto è un po' come mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole. Il punto è che per quelli come La Russa, qualunque occasione è buona per cancellare l'unico momento dal Risorgimento in cui noi italiani (italiani con lo zaino in spalla, non col buono pasto della buvette) ci mettemmo all'opera per cancellare la vergogna di chi ci fece camerieri di un tizio che gasava sei milioni di ebrei. Facciamo così, 'gnazio, continua a festeggiare il 28 ottobre come sempre e lascia il Venticinque Aprile a tutti noi. O, se preferisci: A noi! Ti saluto romanamente: se vedemo.