(ansa)

Il codice Ban

1 minuti di lettura
Non sono un grande bloccatore, su Twitter. Ogni tanto mi riprometto di applicare il codice Makkox (ai primi segnali di stupidità, fuori dalle balle) ma poi, quasi sempre, al massimo silenzio i troll. Mi piace immaginarli mentre sparano bile all’infinito nello spazio cosmico. Insomma: non sono come Matteo Salvini, che ieri ha avviato un repulisti tra i suoi commentatori, dando ordine alla Bestia di isolare i commenti negativi, anche e soprattutto quelli più pacati, e di “bannare” i reprobi. Che ormai erano larga maggioranza sotto i suoi post intrisi di nulla aggressivo. Tanto può una generica aria pesante per tutti i populisti, che evidentemente si illudono di affrontare il consenso calante con qualche clic, generando una sorta di pubblica opinione autoriferita. Ma virtuale. Dovrebbe funzionare così: un politico non blocca nessuno a meno di offese o minacce, perché se non sa affrontare il dissenso tanto valeva che facesse un mestiere senza contatto col pubblico, come l’addetto ai caveau delle banche o il segretario di Italia Viva. Invece, da ieri, il Caporale ha anche questo primato. Dovessi suggerire un nuovo slogan, direi “W la fuga”.