Il 26 aprile

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A San Lazzaro di Sàvena, lembo meridionale di Bologna, c’è un prato di minuscoli ceppi bianchi, allineati, composti, a loro modo persin piacevoli alla vista e al cuore. È il cimitero dei soldati polacchi morti per liberare la mia città. Insieme a loro, il 21 aprile 1945, intorno alle 8 del mattino, percorsero la via Emilia militi britannici e americani, avamposto delle truppe anche indiane, brasiliane, greche, che avevano sfondato la linea gotica. Quel giorno, a ricevere il grazie del popolo allo stremo, c’erano anche i militi italiani dei gruppi Legnano, Folgore, Friuli, sfuggiti al giogo della Rsi, e i partigiani della Brigata Maiella. Che entrarono per primi, e rappresentano la nostra minima e decisiva redenzione: decisero di non essere camerieri dell’Olocausto, combatterono gli invasori e i loro reggicoda in orbace. Per questo, l’altra sera, quando sulla rete ufficiale dei cattivisti è stato detto “ricordati, l’Italia l’hanno liberata gli americani”, solo loro, cui ovviamente siamo grati per sempre, con conseguente tweet entusiasta di Littorio Feltri contro la Resistenza, beh, mi è salito un conato. E anche se questo è un ritaglio satirico, chiedo scusa, volevo condividerlo.