(ansa)

Amen che non si dica

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Battuta Ikea: “Naturalmente, ha letto il vangelo secondo Matteo”. Soggetto della frase, Bobo Giachetti, deputato Italo-vivace, già terminale sconfittista del piano con cui il Pd romano tolse la città dalle mani di un proprio iscritto per regalarlo a Virginia Raggi. Ieri Giachetti ha letto il Vangelo. Il che rallegra: è un bellissimo romanzo di formazione, agnosticamente parlando. Purtroppo l’ha fatto in pubblico, davanti a una chiesa chiusa, per protestare contro i senzadio che impediscono le messe. Confidando – i senzadio, non Giachetti - che il Signore sia in cielo, in Terra e in ogni luogo. Fin qui siamo nella decomposizione dell’identità radicale, con un atto nobile come la disobbedienza civile piegato a ragioni di marketing politico. Ma non basta: Giachetti ha scelto per la performance para-sacerdotale un celebre monito del Nuovo Testamento: “A Cesare quel è che di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. Il quale, a una sommaria esegesi delle scritture, si potrebbe tradurre: “Lasciate lavorare il Governo, qualunque Governo”. Come gli ha spiegato il Papa via tweet. Se ne sarà reso conto? La pianterà? Speriamo di sì, perché il prossimo passo è che Sua Santità lo denunci per usurpazione di titolo.