Ieri sera, su Radio1, la più ansiogena delle conduttrici suggeriva di affogare le mascherine nell’alcool e di farle poi asciugare per riutilizzarle, come fa lei. Che potrebbe certo ricomprarsele senza consigliare all’italiano medio pratiche empiriche di dubbia efficacia. Trattasi della declinazione da servizio pubblico dell’industria della paura, la fortunata evenienza eterodiretta che tanta fortuna ha portato ai giornali satirici e ai partiti che li innervano, impegnati notte e dì ad amplificare nuovi terrori e presunti colpevoli a favore di articolo o di telecamera. Sempre ieri c’era la lettera di un tizio, su un quotidiano sovranista, che accusava la Cina di aver diffuso l’ape killer attraverso i bonsai. Roba da chiamare gli infermieri e rinchiuderlo in una stanza imbottita. Invece l’hanno pubblicato: fa massa. C’è un solo ma. Il diffusore massimo di questo virus è Forza Mediaset, che per ragioni di fatturato ha titillato la pancia del Paese fino ad innalzare Salvini e Meloni alla testa degli ex moderati e ad affossare il proprio editore. Non si fosse bevuto trent’anni di questo Paese pro bono fatturato sarebbe quasi da compatirlo, Berlusconi.