Il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a Roma 

Cuore Moro

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Uno splendido documentario di Luca Rea ha raccontato ieri su Rai Storia i 55 giorni del rapimento Moro, attraverso la giustapposizione del Tg1 (quasi sempre Bruno Vespa) e del Tg2 (quasi sempre Giancarlo Santalmassi, imperiale) con l’importante eccezione dello scoop di Gbr, la tv privata che si arrampicò in un tinello di via Caetani e ritrasse il corpo dello Statista Dc nel bagagliaio della R4 rossa. Nell’interfono dei conduttori emergeva di tanto in tanto la vita vera e greve (“Aspetta! Dije questo! Nun te move!” “Occhio che ce sta er prete!”) ma colpiva, colpisce, la soave ipocrisia così consona alla drammaticità del momento. Almeno in superficie. Nei tg come alle Camere, dove solo i neofascisti sbraitavano per chiedere la pena di morte, mentre il comunista Ingrao faceva da scudo scampanellatore al democristiano Andreotti e i socialisti (che pure erano trattativisti) gli tenevano bordone. Sempre ieri, una ex vestale craxiana, oggi nostra signora del Sovranismo sulla rete unica cattivista, condivideva il tweet di un account di disinformazione incendiaria al grido di “è solo l’inizio” e “magari non ve lo dicono”. Belli i tempi in cui, se non te lo dicevano, almeno ti sfiorava il dubbio che fosse una cazzata.