Prima la notizia cattiva. Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso, attraverso il suo account, il rammarico di noi tutti per la scomparsa di Ezio Bosso. Sotto al messaggio, si sono scatenati hater telecomandati (una manciata di follower, bandierina di ordinanza accanto al link, forte accento russo) e qualcuno direttamente con nome e cognome. Insulti, insinuazioni, accuse di non aver onorato servitori dello Stato che erano stati (ovviamente) ricordati, polemiche contro "il presidente non eletto" - lui, eh? Manco Conte - e alcune varie ed eventuali che neppure la post-grillina Cunial al massimo della forma, tipiche del diffuso tourbillon di neuroni a perdere che contempla un'unica abilità: pigiare tasti a caso su una tastiera. E ora la notizia buona: l'articolo 278 del Codice Penale punisce il vilipendio al Capo dello Stato con la reclusione da uno a cinque anni. Ma soprattutto: se al presidente pungesse vaghezza di citare in giudizio civile i suoi assalitori verbali, chiedendo opportuno risarcimento pecuniario, non avremmo bisogno di chiedere l'accesso al Mes. Anzi: forse ci compriamo direttamente la Svizzera.