Riccardo Ricciardi 

Il Conte bus

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Ignoravo l’esistenza del grillino Ricciardi (immagino sia reciproco) ed entrambi vivevamo benone. Poi, ieri, ne ho letto a valanga sui social. Era intervenuto alla Camera rischiando il linciaggio e ho subito pensato che avesse sbroccato, che avesse lanciato scatolette di tonno, occupato i banchi dell’opposizione, suonato “O sole mio” con le ascelle. Credevo insomma fossimo in provincia di Di Battista, quel luogo della mente e del fegato che confina con il “gnente” di Paola Taverna, prende la circonvallazione “Martiri del Congiuntivo” di Pomigliano e arriva dritta al Palavaffaculo di Casaleggio Associati. Poi l’ho ascoltato. Ha detto, Ricciardi, che il modello lombardo è stato un disastro. Ha ricordato lo smantellamento della medicina di base. Ha elencato i dietro-front di Presidente e assessori vari sulle aperture-chiusure. Ha ricordato i 25 pazienti dell’Ospedale Guido Bertolaso, dal quale ha preso le distanze perfino il fondatore. Insomma, ha fatto cronaca. E, ancora, non riuscivo a spiegarmi il perché di quelle reazioni scomposte. Poi mi sono ricordato che Ricciardi, con quelli che di fatto chiama assassini, ha governato per più di un anno. Forse, più che menarlo, i leghisti volevano invitarlo a prendere uno spritz in Darsena.