Obiettatemi questo

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Nei giornali sovranisti, quando c’è da fare un pezzo sessista, patriarcale, misogino, quasi sempre lo affidano a una penna femminile. Prima ipotesi: essendoci piena uguaglianza dell’attività cerebrale, esistono donne che si compiacciono di mobbizzare altre donne. Seconda ipotesi: i patriarchi alla cassöla cercano una copertura incidentale al loro agire: “Ma come? L’ha scritto pure una donna!”. Terza ipotesi: i tizi in questione ci godono proprio. Più complesso il caso di una governante, la presidente della Regione Umbria, che giusto ieri ha deciso, naturalmente per il bene delle reprobe, che per abortire si debba stare in ospedale tre giorni. Prima si faceva in day hospital. Ma, ovvio, la donna deve patire la propria scelta, deve interiorizzare la colpa, deve – magari – avere il tempo per ripensarci. Anni e anni di conquiste spazzati via dal “si fa ma non si dice” per cui la donna, cristiana, italiana, col piffero che può giovarsi di una legge dello Stato. Non davanti a tutti, almeno. Per ora, dovrà spostarsi fuori Regione, in modo che le statistiche possano festeggiare gli aborti in calo. Poi, finalmente, torneremo a mammane, prezzemolo e ferri da calza. “Presidente, la proporrò per il ruolo di kapò” (cit.).